Anziana e disabile, la stazione come casa


VOGHERA. La sua casa è, da un mese, la sala d'aspetto della stazione ferroviaria. Un'esistenza intera è racchiusa nelle borse di plastica ammucchiate. Contengono pochi stracci e qualche effetto personale. Non ci sarà nessun brindisi di Capodanno per R.M.C., una donna 84enne di origine calabrese, ma vogherese d'adozione. Da qualche settimana conduce una vita al limite, insieme al figlio invalido. Il personale delle ferrovie e i passeggeri la vedono aggirarsi da giorni tra le banchine dei treni e il bar. E ora la Polfer e i servizi sociali del Comune si stanno adoperando per trovarle una sistemazione dignitosa.
Una storia di solitudine, che stride con il clima festivo di questo nuovo anno in arrivo. Il personale della stazione ha messo in piedi una colletta, per consentire a questa anziana donna di comprarsi almeno il pane. Lei si trascina negli spazi della stazione con un girello da ospedale che l'aiuta nella deambulazione, resa più difficile da una recente operazione al femore. Ma buon parte del tempo lo passa nella sala d'attesa, dove trova un po' di calore e accoglienza. Un bivacco alla luce del sole. Borse di plastica, stracci, qualche maglione per proteggersi dal freddo. Nient'altro. Avrebbe invece bisogno di cure urgenti e di assistenza. La donna, curva sotto il peso degli anni, sonnecchia seduta sulla panchina. E si racconta, mentre aggiusta le forcine tra i capelli bianchi che svelano una treccia ben fatta. «Io una casa ce l'avevo - spiega -, ma dopo otto anni ho dovuto lasciarla, per la morte della proprietaria. E ora mi sono ridotta cosi, a vivere in mezzo a una strada». La donna racconta delle tensioni con uno dei due figli che vivono a Voghera, del mistero di una pensione che esiste, ma che pare non venga percepita più da qualche mese, del rapporto con l'altro figlio, su cui la vita si è accanita non poco. Un incidente stradale, anni fa, lo ha reso invalido. Una condizione che l'ostacola nel trovare un lavoro. In Calabria la donna ha lasciato una famiglia numerosa. Sei figli, tutti ormai grandi, compresi i due che vivono a Voghera. E' stata questa città che l'ha accolta diversi anni fa. «Mi sono trasferita per i figli e perché cercavo una vita migliore - spiega -. Ho sempre lavorato, l'ho fatto fino a 75 anni. Ho passato una vita nei campi, a raccogliere patate e pomodori. Adesso non potrei più: come faccio con queste gambe»? E nel chiederlo, quasi si vergogna. Quando in realtà l'unica necessità sarebbe avere qualcuno che si prenda cura di lei. «C'è la polizia che mi sta aiutando in questi giorni - ammette -. Certe persone hanno anche fatto una colletta. Ora mio figlio sta provando a parlare con gli assistenti sociali per una casa. Non posso vivere cosi». L'impegno del Comune e della Polfer hanno aperto nuovi spiragli per l'arrivo di una casa. Ma lei non chiede e non vuole visibilità. Si sistema di nuovo sulla panchina, e resta in attesa che il nuovo anno mantenga le promesse.

Maria Fiore