Un Paese senza pace e senza un governo stabile
ROMA.Dalla fuga del dittatore golpista Siad Barre proprio in seguito a un rovinoso conflitto con l'Etiopia, nel 1991, la Somalia è precipitata nel caos e in un vuoto politico e istituzionale che è stato finora impossibile colmare. Una escalation che ha visto vittime anche italiani, come la giornalista della Rai Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin.
Nel novembre 1991 esplode la lotta di potere per il dopo-Barre tra i clan dei signori della guerra Mohamed Farah Aidid e Ali Mahdi. Una guerra che farà migliaia di morti. Un anno dopo, a dicembre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu autorizza un intervento internazionale per fermare gli scontri. I marines sbarcano sulle coste di Mogadiscio e danno il via all'operazione «Restore Hope».
Si arriva al luglio del 1993. In un'imboscata al Checkpoint Pasta di Mogadiscio vengono uccisi tre militari italiani e altri 22 rimangono feriti. Pochi mesi dopo, ad ottobre, 18 soldati americani e un malese vengono uccisi dalle milizie somale. Vengono anche abbattuti due elicotteri statunitensi (episodio ricostruito nel film «Black Hawk down»). Le forze Usa uccidono migliaia di miliziani africani. Lo spiegamento della forza internazionale, che comprendeva anche truppe italiane, andrà avanti fino all'anno successivo. Nel marzo del 1994 si completa il ritiro dei soldati americani. Dieci ammi dopo, è l'ottobre del 2004, in Kenia viene nominato un governo transitorio della Somalia. Abdullahi Yusuf è il nuovo presidente e Mohamed Ali Gedi il primo ministro. Ma bisognerà attendere il febbraio successivo perchè presidente e primo ministro arrivino in Somalia per la prima volta.
Lo scorso giugno, le Corti Islamiche somale prendono il potere a Mogadiscio. Tornano in scena i signori della guerra che assumono il controllo della parte sud del Paese. Il 9 ottobre le Corti islamiche proclamano la guerra santa contro l'Etiopia, accusata di sostenere il governo centrale. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu il 7 dicembre approva una risoluzione che prevede l'invio di caschi blu africani in Somalia. Il resto è storia di questi giorni. Alla vigilia di Natale il primo ministro etiope Males Zenawi si dice pronto ad attaccare la Somalia per difendere il proprio Paese dalla minaccia somala e il 25 gli aerei etiopi colpiscono gli aeroporti di Baledogle, il più importante militarmente, e di Mogadiscio.