Il medico: «Sono sereno»


ROMA. A sette giorni dalla morte di Piergiorgio Welby non si placano le polemiche attorno ai temi dell'eutanasia, del testamento biologico, del limite oltre il quale un trattamento medico può diventare accanimento terapeutico.
A Cremona, intanto, più di mille cittadini hanno già firmato l'appello in difesa del dottor Mario Riccio, l'anestesista dell'Ospedale Maggiore che nella notte fra il 20 e il 21 dicembre ha esaudito la volontà di Welby aiutandolo a spegnersi, dopo anni di calvario, senza altro dolore. Riccio è il medico che di fatto ha staccato il respiratore a Welby, malato da quaranta anni di distrofia muscolare progressiva, dopo averlo sedato. Cosi come lo stesso paziente, attaccato a quella macchina dal 1997, aveva chiesto pubblicamente a più riprese: tramite la moglie Mina e i radicali dell'associazione «Luca Coscioni», con una lettera al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, attraverso un ricorso, poi rigettato, al Tribunale civile di Roma.
E' attorno alle responsabilità di questo medico cremonese che si concentrano le attenzioni della procura romana, titolare di un fascicolo di «atti relativi». La Digos lo ha già ascoltato in qualità di persona informata dei fatti. E assieme a Riccio, che nella conferenza stampa convocata il giorno dopo la morte di Welby aveva spiegato ogni fase della vicenda, è stato sentito anche Marco Cappato, presidente dell'associazione «Luca Coscioni» che si è battuta per garantire il diritto di Welby a morire. Ma per ora a carico di Riccio non risultano imputazioni. Il referto dell'autopsia parlerebbe di arresto cardiaco e ci vorrano altri sessanta giorni prima che ai magistrati vengano consegnati i risultati degli esami tossicologici, per chiarire come Welby è stato sedato.
I cittadini di Cremona hanno cominciato a raccogliere firme per chiedere che il dottor Riccio non venga incriminato. Nell'appello si esprime solidarietà ad «un medico competente e coscienzioso che ha agito nel rispetto della legalità, della deontologia professionale e della Costituzione».
Accanto a Riccio, stavolta con un appello diretto all'Ordine nazionale dei medici, si schiera anche Silvio Viale, il medico torinese di Exit Italia già protagonista, come esponente della Rosa nel Pugno, della grande battaglia radicale sulla RU486, la pillola abortiva. All'Ordine Viale ricorda «l'obbligo morale» di «scendere in campo» in difesa di un collega che «ha rispettato alla lettera il codice deontologico e che ha operato esattamente come altri colleghi hanno dichiarato di fare in casi simili». «Sarebbe grave e mortificante per l'intera categoria - ha detto Viale - se la Federazione si limitasse ad un puro attendismo burocratico».
Mario Riccio ora aspetta di essere ascoltato dal presidente dell'Ordine provinciale dei medici di Cremona, quello dove il professionista è iscritto. La convocazione è fissata per stasera. «Sono assolutamente sereno. Anche ieri ho sentito la moglie Mina e continuo ad avere segni di sostegno», ha detto il medico rientrato in servizio nel giorno in cui Piergiorgio Welby avrebbe compiuto 61 anni. «In un clima di grande serenità sono stato contento di raccontare i fatti e consegnare le informazioni che avevo raccolto in una cartella clinica», ha raccontato in merito alla testimonianza resa all'autorità giudiziaria.

Natalia Andreani