Una bomba all'ospedale di Locri Viene fermato un ex poliziotto

LOCRI (REGGIO CALABRIA). Sembravano attentati dalla matrice mafiosa e invece spunta un altro mistero dietro la bomba esplosa il 14 dicembre nell' ospedale di Siderno e quella trovata ieri nel nosocomio di Locri. Attentati dietro cui si cela un disegno fatto di minacce, truffe tentate allo Stato, esplosivo fatto ritrovare in gran quantità ed un movente tutt' altro che chiaro. Forse la mafia non c'entra per nulla, ma le indagini stanno cercando di accertare se vi sono rapporti con la criminalità organizzata.
Intanto c'è un fermato, Francesco Chiefari, di 36 anni, che i carabinieri accusano di strage, porto e detenzione di esplosivo e tentata estorsione. Il fermato è un ex poliziotto da alcuni anni destituito. Su di lui sarebbero in corso accertamenti per stabilire se abbia avuto in passato contatti con i servizi segreti. Sarebbe lui l'uomo che il 14 dicembre ha telefonato ai carabinieri per avvertirli dell'ordigno fatto esplodere nell'ospedale di Siderno e lasciato in un cestino dei rifiuti a pochi metri dagli uffici della Direzione sanitaria. La stessa persona aveva avvertito della presenza del volantino nel quale venivano rivolte minacce a Maria Grazia Laganà, deputato dell'Ulivo e vedova di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri il 16 ottobre dello scorso anno. Lo stesso volantino conteneva minacce anche nei confronti di Domenico Fortugno, fratello di Francesco e direttore sanitario dell'ospedale di Siderno. Dopo il fermo di Chiefari, i carabinieri, su indicazione dello stesso ex poliziotto, hanno trovato in un bagno dell'ospedale di Locri un altro ordigno di potenziale ben più alto rispetto a quello lasciato a Siderno, confezionato con oltre un chilogrammo di tritolo. Chiefari, dopo l'attentato a Siderno, si era dichiarato disponibile a mediare con gli inquirenti, in cambio di alcune decine di migliaia di euro, con appartenenti alla criminalità per consentire il rinvenimento di materiale esplodente che avrebbe dovuto essere utilizzato per mettere in atto le minacce contro Maria Grazia Laganà e Domenico Fortugno. Un comportamento che l'uomo avrebbe attuato autonomamente. Si sta verificando se l'ex poliziotto possa avere agito per conto di esponenti della criminalità.