Mafia, boss femminili nel clan
BITONTO (BARI). I boss erano le donne. Erano in otto e dettavano al clan le regole del gioco quando i capi erano in carcere. Poi c'era una decina di minorenni che spacciava droga e organizzava ronde armate per proteggere la florida attività di spaccio. Sono solo alcuni dei particolari dell'indagine al termine della quale i carabinieri hanno smantellato con 102 arresti il clan mafioso Valentini di Bitonto, comune dell'hinterland barese. All'organizzazione sono stati sequestrati beni per 25 milioni di euro.
Il clan Valentini è particolarmente temuto a Bitonto dove da anni ha ingaggiato una feroce guerra con le famiglie rivali Conte-Cassano per il controllo dei traffici illeciti. Nell'ambito della faida, tra il 2003 e il 2006, ci sono stati sei casi di lupara bianca, fatti questi non contestati nel provvedimento restrittivo nel quale sono attribuiti agli indagati i reati di associazione mafiosa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e alcune estorsioni compiute all'interno del carcere di Bari. Nel corso del blitz sono stati compiuti arresti in Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto, dove erano attivi sottogruppi criminali. Dalle indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Bari emerge che erano le donne le manager dell'organizzazione mafiosa e che a loro era affidato il compito di divulgare e far rispettare gli ordini impartiti dai capi detenuti, provvedere al sostentamento delle loro famiglie, pagare le spese legali e gli stipendi settimanali agli affiliati. E quando venivano arrestati gli affiliati, erano le donne che dovevano cercare nuovi posti in cui nascondere le armi del clan. Le indagini hanno inoltre accertato che il sodalizio riusciva a introdurre sostanze stupefacenti anche all'interno del carcere di Bari. Nell'aprile 2004 fu documentato il lancio di una scarpa contenente circa 50 grammi di cocaina ed hashish nel cortile del penitenziario. Successivamente ci furono numerosi tentativi di introdurre la droga durante i colloqui attraverso lo scambio delle scarpe tra detenuti e loro familiari, scambi vanificati dagli agenti di custodia. L'indagine ha anche accertato che il clan disponeva di un consistente potenziale bellico, circostanza questa provata - secondo l'accusa - anche dal sequestro dell'arsenale trovato il 19 marzo 2004 in un casolare alla periferia di Bitonto protetto da due pitbull e munito di sistema di video-sorveglianza. All'interno due fucili mitragliatori, quattro a canne mozze, cinque pistole e migliaia di munizioni. Infine, alcune estorsioni compiute anche nel carcere di Bari.