Però Minella è solo coerente

Giorgio Boatti, con la sua abituale maestria, ponendo il problema della qualità della reale rappresentatività della rappresentanza politica, ha dato una occasione per dibattere e riflettere su una problematica che sfugge spesso all'attenzione della gente in ordine alla funzione della politica ed alle dinamiche su cui si basa, che a Pavia, come in qualsiasi altra comunità, sono il risultato di una serie di componenti diverse, di cui l'autore e il suo giornale rappresentano una parte essenziale.
Come si sa, sindaco e consiglio comunale vengono eletti dalla totalità degli elettori, singolarmente portatori di problemi, esigenze, aspettative che sono alla base della scelta.
Scelta che, a sua volta, si orienta verso altre persone candidate che si ritengono idonee ed affidabili rispetto ai propri desiderata. Nel caso dell'amico Minella, chi, come me, siede da diciannove anni in consiglio, non può non ricordare che il progetto del parcheggio in viale Oberdan nasce negli Anni Novanta; che è stato da sempre contrastato dagli abitanti dei condominii adiacenti; che il prof. Minella, da semplice cittadino, faceva parte, con funzioni quasi di portavoce, di quel Comitato che veniva in consiglio a protestare.
Strano sarebbe stato, quindi, se, al contrario, una volta eletto, avesse cambiato parere, soprattutto dinanzi ad un intervento che, per motivi di evidente indispensabile compatibilità economica, può essere considerato molto più invasivo dell'originale.
Con queste premesse credo che un consigliere che, dopo averne parlato con la sua maggioranza, esprime un voto in linea con il suo mandato e che non ostacola o non danneggia il provvedimento finale, compia il suo dovere di lealtà sia nei confronti della maggioranza che dei suoi elettori.
Ma la problematica affrontata da Boatti pone una questione molto seria in ordine alle motivazioni delle scelte degli elettori che, con lucidità, sintetizza quando afferma: «E allora che si fa? Ogni segmento di città individua un paladino e gli conferisce i sessanta voti che lo portano al Mezzabarba? Davvero si può pensare a risolvere cosi i problemi della città e rappresentare una città?».
La città la rappresentano gli eletti scelti dagli elettori e sulla formazione delle convinzioni di questi ultimi acquista una funzione essenziale la stampa, soprattutto nei casi in cui costituisca l'unica fonte di notizie. Siamo certi, a questo punto, che l'amico Minella non abbia nell'occhio solo una pagliuzza?
Potrei chiedere a Boatti se ha mai difeso quell'intervento con articoli in prima pagina ed in neretto dagli attacchi della minoranza o del Comitato dei cittadini, cosi da convincere il resto della città che la giunta si muoveva nell'interesse della comunità, anche affrontando il dissenso di una parte più o meno piccola? E' possibile che l'apertura della tangenziale sia stata seguita solo da pagine intere di critiche? Che facesse scandalo il tappo rappresentato da due semafori senza dare il dovuto risalto di quale Amministrazione fosse la responsabilità? E' possibile, ad esempio, che in presenza di una «mobilitazione popolare» sulle modifiche alla regolamentazione dei parcheggi, con diecimila firme su un documento che si limita a chiedere ai cittadini se «Pavia ha problemi di parcheggio» (che avrei firmato anch'io) non si affrontino i nodi del dibattito? Non si valuta se le persone che con poco più di un euro al giorno occupavano uno stallo per tutto il giorno uccidevano o aiutavano la rotazione indispensabile al commercio? Se il rincaro di 0,20 di tariffe ferme dal 1997 può veramente indurre persone che dovrebbero spenderne decine o centinaia a non venire a Pavia? E che si continui ad utilizzare la frase «Fate prima i parcheggi a corona e poi...» come se non ci fossero i cinquecento posti gratuiti in via Indipendenza e i duecento all'area Neca da mezzo euro al giorno per i pendolari che prima occupavano militarmente via Bricchetti e vie limitrofe? Ma sono scomodi, mettiamoci il bar, dice Guatelli!
Mi scuso con Boatti di questo sfogo, ma non mi è parso giusto che, in una comunità in cui l'opinione pubblica si forma, in pratica sulla sola voce di chi difende i propri interessi personali e di gruppo, solo l'amico Walter Minella sia accusato pubblicamente di rappresentare con coerenza, e senza danni reali, elettori che, come altri «portavoce di un frammentato segmento della città», trovano ampio spazio nelle cronache.
Perché se Boatti iniziasse a commentare con analogo tenore e risalto anche le affermazioni di chi critica, valutandone il merito rispetto agli «interessi generali», probabilmente si eviterebbe il rischio che la valanga di dichiarazioni di chi dissente che riempiono le cronache (nel solco delle migliori tradizioni pavesi, nell'assoluto silenzio di chi è d'accordo!) possa radicare la sensazione, credo e mi auguro errata, di una giunta assediata da un montante dissenso popolare.
Ettore Filippivice-sindaco di Pavia