Bombe contro Agip e Shell
ROMA.Il Movimento per l'emancipazione del delta del Niger (Mend), lo stesso gruppo separatista che dal 7 dicembre tiene in ostaggio tre tecnici italiani e un libanese, ha rivendicato due attentati con autobomba che hanno colpito ieri impianti dell'Agip e della Shell in Nigeria. Un'autobomba è esplosa nella zona residenziale del complesso Shell a Port Harcourt e un'altra contro il muro di cinta di un impianto Agip che sorge nella stessa area del delta del Niger. Gli attacchi non hanno causato feriti né hanno avuto immediate ripercussioni sull'attività produttiva. In un messaggio inviato ieri sera all'agenzia France Presse il Mend afferma «noi siamo responsabili delle due esplosioni di cui avevamo avvertito in anticipo». In una e-mail inviata a mezzi di informazione il Mend aveva minacciato ieri mattina di far esplodere tre autobomba «in qualsiasi momento da adesso». L'Eni ha precisato che un'esplosione «causata dalla detonazione di un'autobomba collocata fuori dal compound» si è verificata «ieri alle 13,45, in prossimità del muro di cinta della base amministrativa della Nigerian Agip Oil Company di Port Harcourt».
La tecnica dei ribelli si è collaudata nel tempo: con i loro motoscafi fanno scorrerie nei numerosi corsi d'acqua dai quali é formato il delta del Niger, attaccano piattaforme straniere, rapiscono lavoratori. Il 22 novembre scorso un commando aveva assalito un impianto gestito dalla società Sbm e dalla Saipem, sequestrando sette tecnici petroliferi stranieri, tra cui un italiano, Pietro Caputo. Nel tentativo di fuggire con gli ostaggi, i sequestratori si erano scontrati con una pattuglia della Marina nigeriana e nello scontro era morto un ostaggio inglese, mentre Caputo era rimasto ferito. Undici giorni fa gli italiani Francesco Arena, Cosma Russo e Roberto Dieghi, e il libanese Imad Saliba sono stati sequestrati in una stazione di pompaggio dell'Agip a Brass, e il rapimento rivendicato dal Mend, che preannunciava nuovi attacchi. Il sito Internet del Corriere della Sera ha pubblicato una foto che ritrae i quattro durante la loro prigionia.