Lite con la moglie e aggressione, arrestato

VOGHERA. Litiga furiosamente con la moglie alle due e mezza di notte e sveglia tutto il caseggiato. Quando i vicini, giustamente preoccupati, chiamano i carabinieri, lui - completamente ubriaco - li prende a «sportellate». Conclusione inevitabile: un carabiniere è finito all'ospedale con sette giorni di prognosi, lui è stato arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. D.R., 27 anni, ieri mattina è stato condannato dal tribunale di Voghera a sei mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena.
Una notte di follia che R.D., un giovane carpentiere incensurato, ha pagato carissima. Sono le 2.30 quando suona il telefono del 112, nella caserma dei Carabinieri di via Verdi. Alcuni abitanti di un palazzo di via Perugino (nella zona cosiddetta dei «pittori») a Voghera segnalano un violento litigio in uno degli appartamenti dello stabile, con un uomo che urla e minaccia la moglie. La pattuglia del radiomobile arriva in pochi minuti, e si rende conto che è tutto vero: le urla rimbombano nella tromba delle scale e molti condomini sono sul pianerottolo, preoccupati. I militari, non sapendo cosa sta accadendo in quell'appartamento, suonano e bussano più volte alla porta: ma gli inquilini non vogliono farli entrare. Alla fine i carabinieri riescono a farsi aprire la porta e scoprono cosi che si tratta solo di un litigio familiare tra moglie e marito, anche se piuttosto violento. L'uomo è visibilmente ubriaco e infuriato, ma la donna è illesa e non ha segni di percosse: evidentemente la furia del marito non si è spinta al punto da fargli picchiare la moglie. I carabinieri, come sempre accade in questi casi, cercano di ricondurre alla ragione l'esagitato, parlandogli e facendogli capire che non può svegliare l'intero palazzo nel cuore della notte solo perchè è nervoso. Il marito, però, mal sopporta quell'intrusione degli uomini in divisa in casa sua e non ci sta: non vuole ascoltare e non vuole calmarsi. Perciò, quando uno dei due carabinieri si avvicina per tranquillizzarlo, il padrone di casa apre di scatto uno sportello della cucina e glielo sbatte violentemente sul ginocchio destro, facendolo cadere a terra. A quel punto l'altro carabiniere interviene e blocca l'esagitato, aiutato subito dopo dal collega che nel frattempo si è rialzato. Mentre la moglie e gli abitanti del resto del palazzo faticano a riprendersi dall'emozione di quella notte agitata, i militari si portano via il marito, in manette. Una volta in caserma il giovane carpentiere viene identificato, denunciato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e arrestato. Dal canto suo il carabiniere che ha preso lo sportello sul ginocchio va al pronto soccorso per farsi medicare. La radiografia esclude fratture al ginocchio, ma c'è comunque una brutta contusione: la prognosi viene quindi fissata in sette giorni. Intanto i colleghi del carabiniere sottopongono l'arrestato all'alcool-test, la macchinetta che di solito viene utilizzata per i casi di guida in stato di ebbrezza. Le due prove, a distanza di mezz'ora una dall'altra, forniscono un esito abbondantemente superiore al tasso «normale». R.D. a quel punto deve farsi passare la sbronza «violenta» nella camera di sicurezza dei carabinieri. La mattina dopo, infatti, il giovane carpentiere è tornato normale, ed è profondamente dispiaciuto per quanto accaduto. Ma ormai è tardi. Ieri mattina, al processo per direttissima, R.D. ha ammesso gli addebiti e ha chiesto scusa. Il giudice ne ha tenuto conto e gli ha dato sei mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. Probabilmente il litigio era stato provocato proprio dalla sbronza: forse l'uomo è tornato a casa tardi e completamente ubriaco, la moglie lo ha rimproverato ed è scattata la follia.