Le storie visionarie dell'Italia anni Cinquanta

MILANO. Racconti, solo racconti. Quattro 'storie scellerate", visionarie, orrorifiche e delittuose, surreali e simboliche, atroci e tenere, dolci e crudeli, in pratica quattro 'atti unici" inseriti in una 'cornice" realistica e molto differenti tra loro per il soggetto e tono con cui sono trattati, ma legati da una raffinata ricerca linguistica, ricca, concreta e piena di sapore, quotidiana ma non povera.
Una ricerca profondamente toscana per il suo essere piena e viva. Ugo Chiti nel suo 'I ragazzi di Via della Scala" evoca fiabe e leggende, affidandole a cinque bambini degli anni Cinquanta. Questi si ritrovano nell'androne di un palazzo, rappresentato dai primi gradini di due rampe di scale contornati da alti pannelli che scorrono sullo sfondo, come un sipario, a creare uno spettacolo dentro lo spettacolo. A turno i protagonisti assumono il ruolo di narratore, trasformando in azione le vicende di San Giuliano, spinto da una profezia a trucidare i genitori per poi espiare la colpa, di una mamma d'oro che per i dispiaceri procurati dai figli si dilania il corpo ricomposto con plastiche auree fino a morirne, del cupo 'Principe bestia" che rimanda al Re porco e divora le sue possibili compagne, di un avaro che ricorda Honoré de Balzac e il suo sinistro Gobseck, mentre su e giù per le scale si muove il microcosmo del condominio, presenze di un mondo di grandi sufficienti o intolleranti verso il gruppetto. Naturalmente le storie risultano stravolte dall'immaginifica fantasia dei ragazzi, inventate, modificate tra grottesco, sospensione onirica, poesia, comico, drammatico, innervate di terrigne corde popolari, suggestioni metaforiche, riflessi paradossali, per esprimere le loro inquietudini e le loro angosce di fronte alla vita adulta. Tutto confluisce in uno spettacolo incalzante, di efficacissima forza espressiva e teatrale, di intensa bellezza, denso di invenzioni, che lavora di cesello su ritratti, immagini e situazioni. Tagliati sull'affiatatissima compagnia (al cui interno spiccano Massimo Salvianti, Dimitri Frosali, Lucia Socci, Giuliana Colzi, Andrea Costagli), che con l'autore-regista è cresciuta negli anni, l'Arca Azzurra, sui suoi attori, sui loro tipi, il loro talento sensibile, la loro capacità di stupire, la loro bravura fisiologica.
Al Teatro Studio di Milano fino al 20.