Ue, sostegno ad Abu Mazen e a Siniora
BRUXELLES.La crisi in Medio Oriente ieri ha tenuto banco durante il vertice dei capi di stato e di governo europei. Fra i leader sono emerse differenze di valutazioni sull'atteggiamento da tenere nei confronti della Siria, alla quale i Venticinque chiedono, in ogni caso, di impegnarsi per la stabilizzazione del Libano e della regione.
«Il Consiglio europeo rileva con preoccupazione che il Medio Oriente sta fronteggiando una delle peggiori crisi di questi ultimi anni e che il conflitto arabo-israeliano è al centro di questa crisi», affermano i leader europei nelle loro conclusioni. I Venticinque hanno rinnovato il loro sostegno del presidente palestinese Abu Mazen, nei suoi sforzi di creare un governo di unità nazionale. Proprio di questo ha parlato il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema in un incontro con il parlamentare palestinese indipendente Mustafà Barghouti, durante il quale è emersa con forza la valutazione della necessità di organizzare in tempi «relativamente rapidi» una Conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente.
I capi di Stato e di governo europei hanno anche dato il loro pieno sostegno al primo ministro libanese Fuad Siniora nella parte delle conclusioni del vertice dedicate al Libano, più volte ricordato oggi dai vertici delle istituzioni europee come esempio significativo della capacità di reazione dell'Unione europea, che in tempi brevissimi, come ha sottolineato Javier Solana, è riuscita a definire il suo intervento nella forza multinazionale sotto l'egida dell'Onu.
«Il Consiglio fa appello a tutti gli attori libanesi e regionali di dimostrare una leadership responsabile e il pieno rispetto delle istituzioni democratiche libanesi», affermano le conclusioni adottate questa mattina, nella quali i Venticinque sollecitano Damasco a «mettere fine a ogni interferenza negli affari interni libanesi».
Sollecitando Damasco ad impegnarsi attivamente nella stabilizzazione del Libano, i Venticinque sottolineando che la Siria «deve farlo per essere in una posizione di sviluppare relazioni normali con la comunità internazionale».