Interessi generali e il parcheggio sotto casa
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maggioritaria della città? La questione non è nuova ma di questi tempi, con la crisi delle rappresentanze politiche, pare scendere a livelli di lillipuziana dimensione. Si riduce - vista la debolezza dei partiti nel farsi carico di una visione complessiva che armonizzi interessi diversi in conflitto - a consiglieri che si fanno paladini riconosciuti e reiterati dei residenti in una sola piazza (piazza Botta). O convinti condottieri degli abitanti di un bouquet di condominii (quelli attorno a via Oberdan). Come si comprenderà, sto facendo riferimento a un caso emblematico, emerso nel dibattito che si è svolto in consiglio comunale circa il progetto di parcheggio in via Oberdan. Li si è visto come girano le bandiere della storia: un tempo ci si batteva per la rivoluzione permanente contro il socialismo in un Paese solo. Adesso, più modestamente, ci si accontenta del quieto vivere in un quartiere. Possibilmente il proprio.
Ma andiamo con ordine. Come si sa, uno dei più fieri avversari del progetto di via Oberdan - in pressoché tutte le sue possibili elaborazioni e variazioni - è stato il consigliere di area Ds Walter Minella. L'ex-assessore ai Servizi Sociali, nonostante la destinazione dell'area a parcheggio, e il successivo bando per l'utilizzazione in questo senso, fossero state decise dalla maggioranza di cui fa parte, e non solo da questa ultima legislatura, anche in questa occasione ha tenuto a marcare una netta differenziazione dal proprio schieramento.
In nome di che cosa Minella ha posto il veto al progetto di parcheggio di via Oberdan, vale a dire a pochi metri dalla propria abitazione? In nome di molte considerazioni, alcune delle quali sensate e assai comprensibili.
A chi farebbe piacere avere sotto gli occhi, quando ci si alza, un parcheggio multipiano e magari, in aggiunta, da una multisala cinematografica? Chi gradirebbe sentire l'eventuale rumore delle auto che vanno e vengono sulle rampe? Problemi seri, che non sono solo di Minella ma, anche, delle molte decine di famiglie dei palazzi che s'affacciano su quell'area un tempo occupata dal Mercato Ortofrutticolo.
Oddio, a voler ricordare bene, non è che il Mercato Ortofrutticolo fosse l'attività più silenziosa del mondo. Per decenni dava la sveglia sin dal primo mattino e chi abita li da allora ben lo ricorda. E quanto a inquinamento di grossi veicoli da trasporto, camioncini in sosta e odori e puzze varie, l'Ortofrutticolo non faceva proprio mancare niente.
Non a caso, diversi anni fa, è stato deciso che non era più l'ubicazione giusta per questa funzione e si è ponderato che la cosa più saggia sarebbe stato utilizzare quell'area per un parcheggio. All'idea di un'area di sosta per qualche centinaio di posti, pareva proprio che nessuno potesse porre delle sensate obiezioni. L'impatto sarebbe stato governabile e accettabile. La posizione sarebbe stata di facile accesso per automobilisti giunti da svariate direzioni e avrebbe favorito l'ingresso pedonale al centro.
Sono passati gli anni ma, del parcheggio multipiano di via Oberdan da costruire con urgenza, rimangono giusto multipiani di parole.
Niente di nuovo sotto il sole, per la verità. Nonostante si fossero individuate alcune precise aree, a ridosso del centro, dove dare possibilità di sosta - a pagamento e con tariffe differenziate, alle auto di residenti e no, in organizzati e razionali parcheggi multipiano - si preferisce, nei fatti, continuare come sempre. Ovvero utilizzare la sede stradale, anche nel cuore del centro, come spazio di sosta. Con l'inevitabile conseguenza di un traffico affannoso, in cerca del posto mai trovato, che oltre ad alimentare l'inquinamento fa di una ampia zona del centro di questa disgraziata città un vero e proprio «parcheggio diffuso». Una soluzione irrazionale al massimo grado.
Tutto questo, però, a qualcuno che ha piantato la propria bandierina su alcuni delimitati recinti territoriali - due o tre bastano per creare una piccola rendita elettorale - non interessa. Si chiude piazza Botta al traffico? Benissimo, li ci sarà meno traffico. Ma dove sono finite le auto da cui quella zona è stata liberata? Non si sono smaterializzate. Quelle auto ci sono ancora, e stanno avventurosamente affastellate e parcheggiate in aree che non hanno avuto la fortuna di trovare, per il proprio lillipuziano ambito territoriale, un difensore in consiglio comunale o in giunta.
E allora che si fa? Ogni segmento di città individua un paladino e gli conferisce i sessanta voti che lo portano al Mezzabarba? Davvero si può pensare di risolvere cosi i problemi e di rappresentare cosi una città?
Personalmente ritengo che la strada da percorrere sia diversa. Credo che spetti ai partiti e alla politica - quella che pensa in grande e sa andare al di là degli interessi di cortile - svolgere un ruolo di mediazione e di armonizzazione tra istanze confliggenti. Cosi da far prevalere visioni più lungimiranti di quelle che non sanno andare al di là del proprio orticello. Anzi dell'ex-Ortomercato, sotto casa.
Giorgio Boatti