L'università boccia il governo Esplode la collera dei rettori

ROMA. Università off limits per ministri, sottosegretari e per chiunque rappresenti il governo. E' la decisione presa ieri dai rettori come segno di protesta contro i tagli all'università e alla ricerca previsti dalla finanziaria. «Il contenuto del maxiemendamento dimostra la chiusura e la sordità del governo nei confronti delle esigenze della sola sopravvivenza delle università», hanno scritto i rettori.
Da qui anche l'appello agli atenei perché «sospendano ogni invito ai membri del governo a partecipare a significative manifestazioni nelle università».
Alla fine la collera dei rettori è esplosa. Dopo aver protestato contro i tagli al settore e dopo aver sperato inutilmente di vedere rimpolpati i finanziamenti alle università ieri, avuta certezza che nel maxiemendamento alla legge di bilancio non ci sarebbe stata alcuna novità positiva, i rettori non hanno esitato a reagire duramente.
«Un milione e ottocentomila studenti e migliaia di ricercatori rischiano di pagare sulla loro pelle il peso delle decisioni assunte», hanno spiegato.
Una reazione in qualche modo anticipata già martedi scorso, quando i rettori avevano espresso la loro preoccupazione per il fatto che il maxiemendamento venisse discusso direttamente in aula senza passare per la commissione Bilancio.
«Sarebbe davvero paradossale se le richieste del sistema universitario, sostenute anche da emendamenti di maggioranza e opposizione, non dovessero essere accolte. Se cosi fosse la conferenza dei rettori dovrebbe inevitabilmente trarre le necessarie conseguenze», avevano avvertito. E cosi è stato.
Silenzio dal parte del governo alla decisione presa dai rettori. Il ridimensionamento dei finanziamenti destinati a università e ricerca era già stato nelle scorse settimana oggetto di polemiche e di un duro scambio di accuse tra governo e rettori, preoccupati soprattutto dal taglio di 200 milioni di euro per le spese intermedie o per i consumi e per altri risparmi previsti nel decreto Bersani sulle liberalizzazioni.
Tagli che, tra le altre cose, avrebbero messo a rischio anche il rinnovo dei contratti per migliaia di ricercatori. Tanto che perfino la senatrice a vita Rita Levi Montalcini aveva minacciato di non voler votare la finanziaria. E ieri gli studenti di destra non hanno perso l'occasione per rivolgersi alla premio Nobel chiedendole di rispettare l'impegno.
Ma la solidarietà ai rettori è stata espressa da politici di entrambi gli schieramenti. «E' una protesta da non ignorare», ha detto ad esempio il senatore dell'Ulivo Andrea Ranieri. «Questa finanziaria - ha spiegato - ha dovuto fare i conti con lo stato di bancarotta in cui il governo Berlusconi ha lasciato i conti pubblici e quindi non ha potuto risolvere questo problema che grava sulle università. Tuttavia il problema va affrontato e risolto». «Come avevamo già annunciato, per l'università è arrivata la clamorosa presa in giro», ha accusato invece il governo il senatore di Alleanza nazionale Giuseppe Valditara.
«I tagli sono insostenibili, e pregiudicano lo sviluppo del sistema di ricerca pubblica, a dimostrazione che il sistema Prodi non ha a cuore il futuro dell'Italia».