Lo sforzo di dialogo di Benedetto XVI apre un lungo cammino
Il viaggio di Benedetto XVI in Turchia si è chiuso con un bilancio positivo: non solo per la Chiesa cattolica, ma per tutti, anche per i non credenti.
Il Vaticano porta a casa una prospettiva di dialogo con i capi religiosi dell'Islam e della Chiesa ortodossa, che svelenisce un po' le polemiche secolari che da Ratisbona in poi si erano fatte più aspre. Il mondo nel suo complesso - culture religiose e culture laiche - ascolta con sollievo un segnale di pace che tende a dissipare quanto meno in parte le nubi minacciose di avversi fanatismi usati da sempre in ogni conflitto politico come arma impropria capace di mobilitare gli uni contro gli altri milioni e milioni di persone. Si può sperare in qualche santo o qualche kamikaze in meno, in teologi e mangiapreti che mettano da parte le loro intransigenze di principio.
Naturalmente per ora si tratta solo di un'aspirazione, di un'idea da concretarsi con la verifica dei fatti. Una rondine non fa primavera. Ma è già qualcosa.
Forse si può non perdere l'occasione, portare avanti il lavoro, tutti insieme. Il Vaticano ha già pagato il suo prezzo: la messa in discussione del suo monopolio della verità, il riconoscimento della possibilità di pregare uno stesso Dio pur partendo da credenze e norme etiche diverse. La Chiesa cattolica si tiene i suoi dogmi, ma non li pone più come esclusiva fonte di salvezza. Ci sono perfino tenui scricchiolii nell'edificio dottrinale tradizionale. La discussione sull'esistenza del Limbo, ad esempio, potrebbe incrinare la visione dell'Oltretomba nel suo complesso. Le mormorazioni sul celibato del clero ricordano, senza dare ragione a Milingo, che non se ne parla in nessun sacro testo. Si avverte una meno tetra chiusura sul problema del sesso, che è da millenni una trave nell'occhio delle religioni monoteiste, perchè è bisogno vitale che scavalca ogni altro impegno e non si lascia regolamentare da nessuna teologia. Ben lo sanno certi sacerdoti che hanno seri problemi di coerenza quando cedono a tentazioni che ai fedeli raccomandano di respingere, e sono magari chiamati a risarcire in tribunale quando si tratta di pedofilia o di gravidanze inopportune. Un tempo non si poteva nemmeno sussurrarne, adesso già si è arrivati a considerare l'ipotesi che in certi casi particolarissimi di tutela della salute si possa usare il preservativo.
E sul piano politico. In Turchia Benedetto XVI non solo è sfuggito a temuti attentati, ma ha riscosso apprezzamenti per l'appoggio dato alle richieste di ingresso in Europa. In Italia ha conseguito un successo particolare, il presidente del Consiglio si è precipitato ad accoglierlo all'aeroporto, il presidente della Repubblica si è espresso in termini parecchio impegnativi sull'opportunità di sempre più cordiali intese tra Stato e Chiesa.
Tutta la destra politica si è prostrata più servilmente del solito, e anche a sinistra ci sono stati fedeli e atei devoti in quantità. Tanto più convinti dal giorno in cui, al di fuori e al di sopra dei cardinali preposti a dare la linea su ogni punto di dottrina, di etica e di politica, il papa si è esposto di persona nell'annunziare il suo prossimo libro su Gesù: ha sottolineato che tutti sono liberi di criticarlo...
Ci sarebbe quindi da sperare che questo papa, che fino all'altro ieri sembrava ancorato a un passato da Medioevo, si apra invece a un futuro più illuminato e aperto. Un primo passo potrebbe essere una revisione del concetto di Disegno Intelligente, che è stato finora la base teorica del suo modo di concepire i rapporti tra scienza e religione, per affermare il primato della seconda. Questa formula consente di mantenere credibilità in qualsiasi contraddizione, anche quando i fatti nuovi ti costringono ad affermare oggi il contrario di quel che andavi predicando ieri. Salva tutto e il contrario di tutto, è l'uscita di sicurezza da ogni labirinto logico, la cornice elastica in cui si può collocare ogni quadro, l'oracolo che ha sempre ragione nei suoi «ibis redibis».
Ci sono nei testi cosidetti «sacri» affermazioni che fanno a pugni con la nostra cultura e la nostra etica contemporanea, ma vengono giustificate in quanto - si assume - in quei lontani millenni Dio per rivelarsi e farsi intendere dall'umanità delle origini doveva pur usare il linguaggio di quei primitivi. Esempio tipico, il caso di Giosuè che «ferma» il sole per concludere la strage dei nemici: il creatore dell'Universo non può ignorare che è la terra a girare intorno al sole, e non viceversa... Quindi la Bibbia ha comunque ragione, anche quando incappa in errori grossolani. E che dire della condanna - «partorirai con dolore» - inflitta a tutte le figlie e discendenti di Eva? Dobbiamo tenerne conto anche oggi, che la medicina offre ben meno scomode opportunità?
La verità religiosa non può restare sempre identica, immobile come uno scoglio nel mare in tempesta, anche se la scienza e la coscienza delle generazioni evolvono e si scavalcano ogni giorno con rapidità vertiginosa. Il dogma dell'ideologia non può condizionare in eterno lo studio sempre più approfondito della realtà. E non si può archiviare ogni dubbio prendendosela con il «relativismo» dell'etica nuova.
Vorrà Benedetto XVI, superando ogni eventuale tentazione di una santa alleanza tra tutte le religioni per tenere a bada i non credenti, farsi carico di questa essenziale inversione di tendenza?
Se l'ultima esternazione papale sui problemi umani va intesa come la interpreta su questo giornale il signor Assanelli a proposito del caso Welby (vedi l'edizione di ieri), bisogna purtroppo dimettere ogni illusione.
Giorgio PiovanoPavia