Il vandalo finisce in ospedale psichiatrico
PAVIA.«Era molto esaurito...». Non c'è dubbio che Vittorio, quarantuno anni, di Pavia, lo fosse. Non c'è dubbio per chi conosce la sua storia: due lutti in famiglia (il padre e la sorella), una vita disgraziata, solo il fratello gli era stato accanto nei limiti del possibile. Quattro anni fa era persino scomparso da casa, per andare in treno fino in Svizzera, fermato dalla polizia alla frontiera e rispedito a Pavia. Era il 2002. L'anno dopo, la notte a cavallo tra l'11 e il 12 ottobre, Vittorio vaga per il centro storico, nervoso, irritato, forse per un litigio con il fratello. Non è, da mesi, in sè. Chissà cosa gli prende, cosa pensa: parla da solo, pronuncia frasi che appaiono senza senso ai pochi che lo incrociano lungo corso Cavour e, prudentemente, si allontanano. In realtà Vittorio non ha mai fatto del male ad alcuno, i negozianti del centro storico lo conoscono come «quel tipo strano», anche se c'è chi ricorda la sua storia, la fuga verso la Svizzera. Sta di fatto che Vittorio, che ce l'ha con il mondo, raccoglie un cubetto di porfido, e inizia a tirarlo contro le vetrine di corso Cavour: «Pitti», «Tam Tam», «Ottica Sato», «Gelateria Moderna», «Benetton», «Sisley» e «Ticinum Viaggi» i negozi danneggiati. Vittorio, nei giorni scorsi, è stato processato: pubblico ministero Antonella Santi, difensore Chiara Pedrazzi. La sentenza, però, in qualche modo, l'ha scritta la relazione del perito: Vittorio non era e non è in grado di intendere e volere. Non è processabile. Ma dovrà trascorrere, ha deciso il giudice, due anni in un ospedale psichiatrico. (f. ma.)