«Pensioni, decida chi lavora»
ROMA.Nessuna riforma delle pensioni senza «una piattaforma votata dalle lavoratrici e dai lavoratori». Più che un paletto, è una vera e propria trincea, quella eretta da Rifondazione sul fronte della nuova partita sulle riforme che sta per aprirsi all'interno dell'Unione.
Mentre la Finanziaria si avvia a concludere il suo travagliato viaggio in Parlamento, Romano Prodi dovrà cominciare a cercare un punto di sintesi all'interno della maggioranza. Perché fra pacs, pensioni e liberalizzazioni, da gennaio il clima rischia di surriscaldarsi non solo nel confronto con l'opposizione, ma ben più pericolosamente all'interno del centrosinistra.
Fassino lunedi era tornato a indicare 5 riforme urgenti: pensioni, nuove liberalizzazioni, pubblica amministrazione, mercato del lavoro, federalismo fiscale. Su quest'ultima, ieri è tornato a stendere la mano all'opposizione, e in particolare alla Lega. Perchè, ha spiegato, «il federalismo fiscale è una riforma che investe anche l'intelaiatura istituzionale» e noi abbiamo sempre detto che sulle riforme istituzionali va cercata «un'intesa larga».
E dunque, ribadisce ora: «Se sul federalismo fiscale ci sarà una convergenza della Lega, non solo non saremo scandalizzati ma, considereremo il fatto positivo come considereremo positivo che anche altre forze dell'opposizione possano convergere su questo tema». Il segretario della Quercia si dice convinto che sul federalismo fiscale sia possibile arrivare a «larghe intese» anche perché lo chiedono i sindaci di centrosinistra, ben il 65 per cento di tutti i sindaci. E l'Unione, ricorda Fassino, governa anche 16 regioni su 20, e 80 province su 108.
Ben più delicato sarà però il tema delle pensioni. Anche perché in questo caso rischierebbero di diventare esplosive eventuali convergenze con parti dell'opposizione. A cominciare dall'Udc di Casini che si è già detta disponibile a dialogare e confrontarsi con la maggioranza su questo tema.
Ieri una robusta frenata l'ha impressa Franco Giordano, segretario di Rifondazione: «Sulle pensioni io dico in primo luogo una parola sola: democrazia». Per Giordano serve infatti «una politica del consenso» nell'Unione, e dunque «una piattaforma votata dalle lavoratrici e dai lavoratori». Con un avvertimento: «Altre vie Rifondazione non intraprende».
Ma sul terreno minato delle pensioni anche l'Udeur, all'ala destra dell'Unione, mostra di non voler avventurarsi in imprese impopolari. Serve una riforma che salvaguardi «i diritti acquisiti», sottolinea infatti il capogruppo Mauro Fabris, e «non servono interventi radicali, ma correttivi». Di certo sono in molti a pensare che i fischi ricevuti dai sindacati a Mirafiori nascano non solo dalla contrarietà alla finanziaria, ma soprattutto dai timori sulle pensioni. (a.p.)