Ritratto di famiglia con zitelle
STRADELLA. Nonostante assuma la forma compiuta del romanzo, lo spirito che sottende 'Sorelle Materassi" di Aldo Palazzeschi risulta fortemente teatrale. È come se il curioso capitolo introduttivo dedicato a Santa Maria a Coverciano, tutto intriso di note paesaggistiche, fosse una cornice di ambientazione popolare, funzionale a uno spettacolo che sta per cominciare. Davanti agli occhi del lettore-spettatore compare allora l'amena località della Toscana.
Qui c'è la casa con il cancello aperto sempre a metà delle 'Sorelle Materassi, Cucitrici di Bianco - Corredi da Spose". La magia della commedia aleggia a sprazzi già qui, con l'animarsi di figure lievi e bizzarre, frutto della potenza rappresentativa di Palazzeschi, il quale con rapide ma efficaci pennellate suggerisce il milieu polveroso delle protagoniste. L'ampiezza dell'intreccio ed i dialoghi serrati si calano in un umorismo sottile e vivono di una prosa di divertita spontaneità, intrisa di svaporate sensazioni di rabbia, di sottili malesseri, di dolorosa pietà, di sconfortanti antipatie. Distillando sulla pagina il suo estro, la sua ironia sottile e il suo gusto del grottesco, l'autore racconta la storia di due sorelle zitelle, Carolina a Teresa. Due cinquantenni con poca esperienza del mondo, spaurite, intimidite da tutto ciò che si agita al di fuori del loro laboratorio. In gioventù hanno allontanato pretendenti e svaghi, facendo del lavoro una ragione di vita. Si entra nel vivo dell'azione solo dopo un'ottantina di pagine, quando nel mondo crepuscolare delle morigerate signorine, da sempre abituate a mantenere con rigore e serietà tanto la loro fiorente attività quanto la loro stessa esistenza, irrompe, con immediato effetto destabilizzante, l'esuberante nipote Remo, simbolo di amore, sensualità, modernità e giovinezza, la cui avvenenza fisica esercita un'attrazione irresistibile sul represso universo femminile di quell'epoca perbenistica, al punto da accendere perfino le verginali fantasie delle vecchie zie. Lo scriteriato, profittatore, egoista bellimbusto senza scrupoli incita le due donne a rivalersi della perduta giovinezza con l'ebbrezza di gite in auto e serate al tabarin tutte agghindate e cinguettanti. Pur di ottenere una firma su una cambiale, seduce e manovra le due donne, le minaccia o compare nudo davanti a loro scatenando una bramosia che le aggioghi ancora di più. Con la conseguenza che loro non riescono ad opporsi alle sue richieste in costante crescendo, nonostante i richiami al buon senso della sorella Giselda. E' una girandola di spese folli, di debiti di gioco, di munifici regali a facili donnine, il tutto puntualmente saldato dalle borbottanti quanto infine munifiche ziette, che continuano ugualmente a adorare il nipote e accettano - a malincuore - le sue nozze con una moderna ragazza americana, occasione che consente loro di rispolverare quei vestiti da sposa riposti nella naftalina. (f. cor.)
SORELLE MATERASSI di Fabio Storelli da Aldo Palazzeschi, con Marina Malfatti, Simona Marchini, Massimiliano Davoli; regia di Maurizio Nichetti. Oggi (ore 21) al Teatro Sociale di Stradella.