Su Welby un «infame» accanimento terapeutico
ROMA.In attesa che le istituzioni competenti, dal tribunale al Consiglio superiore di sanità, si pronuncino sul caso Welby, una parte del mondo politico grida con forza la 'sua' verita': nei confronti del co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, affetto da distrofia muscolare e che da tempo chiede gli sia concesso di 'staccare la spina', è in atto un accanimento terapeutico «infame». Non hanno alcun dubbio in proposito il leader dei radicali, Marco Pannella, e il ministro dell'ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Ma si tratta di una posizione condivisa anche da un esponente dei Ds, mentre Cinzia Caporale, del nuovo Comitato nazionale di bioetica, chiede l'istituzione di una Authority per la bioetica. Quello di Piergiorgio Welby, ha affermato Pannella, «è un caso clamoroso ed infame di accanimento terapeutico. L'eutanasia, qui, non c'entra; c'entra invece una realtà italiana difficilmente immaginabile altrove, anche a Teheran». La situazione e' chiara anche per il Verde Pecoraro Scanio: nel caso di Welby si tratta di accanimento terapeutico, non di eutanasia. Bisogna capire, ha sottolineato, «se è giusto o meno che, sapendo che non lo possono guarire, debbano tenerlo in vita a forza per torturarlo e farlo soffrire. Non è cosa giusta». Secondo Cesare Slavi, della sinistra Ds, Welby è sottoposto da tempo a «una vera tortura infinita» ed è «moralmente e politicamente inaccettabile continuare a negargli diritti fondamentali, riconosciuti dalla Costituzione, come la scelta del trattamento terapeutico».