Il Papa cita Dante e invoca la Madonna

ROMA. Passa attraverso i versi di Dante sulla Vergine il «no al Maligno», al potere, al piacere, ai guadagni disonesti, agli egoismi e alle violenze, che il Papa chiede all'umanità. Dalla quale Benedetto XVI vorrebbe un «si a Cristo» e alla «onnipotenza del bene» «per costruire un futuro migliore». Con l'aiuto della Madonna i popoli europei sapranno «trarre nuova linfa per il presente e il futuro».
E il mondo intero «nel rispetto dell'umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento» potrà porre «basi salde per la civiltà dell'amore» e sostenere «le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l'uomo ad altri scopi e interessi». Ai piedi della colonna che in piazza di Spagna sostiene la statua della Madonna, tradizionale luogo di appuntamento del Papa con i romani nella solennità dell'Immacolata, il Papa teologo ricorre ai versi del XXXIII canto del Paradiso per invocare la Vergine come «di speranza fontana vivace» per i mortali. Ieri è stata la sua seconda citazione dell'Alighieri, visto che durante l'Angelus aveva usato la «Vergine Madre, figlia del suo Figlio, umile e alta più che creatura» (sempre dal XXXIII canto) per spiegare che Dio ha scelto proprio Maria come madre di Gesù in forza dell'umiltà di questa, la stessa «umiltà» espressa nel Magnificat. Sotto la colonna fatta innalzare da Pio IX nel 1856 per commemorare la proclamazione, due anni prima, del dogma dell'Immacolata concezione, Benedetto XVI ha portato l'omaggio della «comunità cristiana e della città di Roma». In Maria, spiega il Papa, «brilla la dignità di ogni essere umano», dignità che non viene meno nonostante la «triste esperienza del peccato» che «deturpa i figli di Dio». E a lei bisogna chiedere aiuto per dire «no al principe ingannatore di questo mondo» e «si a Cristo, che distrugge la potenza del male con l'onnipotenza dell'amore». «Dacci il coraggio - prega il Papa che indossa la mantellina rossa sulla tonaca bianca - di dire no agli inganni del potere, del denaro, del piacere, ai guadagni disonesti, alla corruzione e all'ipocrisia, all'egoismo e alla violenza».
Non è la prima volta che un Papa cita Dante per sottolineare l'umiltà di Maria, ma c'è chi legge nella scelta fatta ieri da Benedetto XVI l'intenzione di cercare agganci con la cultura in generale e con il mondo laico in particolare. «Tutte le volte che un pontefice deve sottolineare le qualita' della Madonna - osserva il professor Francesco Mazzoni, presidente emerito della Società dantesca italiana di Firenze - si rifà al XXXIII canto e questo, oggi, viene in risposta a un certo filone laicistico».
Molti, secondo Mazzoni, sono i pontefici che si rifanno a Dante per sottolineare l'umiltà di Maria, a partire da Paolo VI in poi.