Ma quel seduttore piacerebbe a Kubrick
Nella mia vita ho avuto la fortuna di assistere a diverse edizioni di quello che considero un capolavoro assoluto della storia del melodramma. Ho ben impressa nella memoria l'emozione che provai, tanti anni fa, a Praga, al Narodni Divadlo: si, proprio in quel Teatro Nazionale dove l'opera immortale di Mozart-Da Ponte fu rappresentata per la prima volta nel 1787 (e gli applausi allora furono scroscianti, ma i giudizi di merito alterni, a dimostrazione del fatto che il teatro in ogni tempo e in ogni luogo fa discutere). 'Don Giovanni" rappresenta la terra senza cielo" - ha detto l'insigne studioso Giovanni Macchia. Condivido. Nella figura di 'Don Giovanni" l'esperienza erotica si riduce a coazione, al piacere meccanico e superficiale della ripetizione. Non a caso, credo, Michal Znaniecki, il regista polacco dello spettacolo, vuole proprio sottolineare il fatto che la crudeltà legata all'erotismo è l'espressione totalizzante del seduttore impenitente: il sesso insomma come una psicopatia sadiana. 'In Ispagna son già mille e tre": questo numero dà l'impressione che la lista non sia ancora chiusa o che forse il catalogo sia il millantato credito di un essere malato di faustismo, disprezzatore di ogni parola e di ogni fede. L'allestimento del Circuito Lirico Lombardo è dunque una delle tante interpretazioni possibili intorno a un mito, ma anche intorno a un seduttore in carne e ossa, come furono Casanova e lo stesso Da Ponte. Del resto già nel 1787, all'apparire del opera mozartiana, numerosi erano i 'Don Giovanni": in versi, in prosa, in musica. Se ne parlava almeno da più di un secolo: a partire dal famoso 'El burlador de Sevilla" di Tirso de Molina (1669). Certo al tempo in cui la ditta Mozart-Da Ponte dava vita al loro 'Don Giovanni" si era nel pieno dell'epoca aurea e nera, al tempo stesso, del libertinismo. Da Moliére e da Richardson l'Europa si andava disseminando di una serie di personaggi sensuali e crudeli, di giovani cavalieri estremamente licenziosi (si pensi anche a 'Le liaisons dangereuses" di Laclos, 1782). Insomma una galassia cupa e glaciale, nella quale andavano in scena l'abuso del desiderio, la spregiudicatezza del 'changement" erotico, un'esistenza fatta di pulsioni e di deliri che, nelle forme più scandalose, era un insulto alla natura umana e al Creatore. Questo 'Don Giovanni", nella sua visione, che definisco kubrickiana, della seduzione intesa come violenza, con i suoi plumbei rimandi a un Casanova felliniano incagliato eternamente nel possesso effimero della carne, tocca i punti estremi dell'emozione. L'ateista, l'uomo empio che si chiama Don Giovanni va all'inferno sospinto da una donna: da una vergine cristiana che potremmo denominare 'Santa Giulia delle oppresse". Questa Donna Giulia simbolicamente oltrepassa tutte le donne del testo mozartiano, non solo per il legame iconografico con la scultura sacra che ne ricorda il martirio per crocifissione, ma anche per la ragione di quel martirio: Giulia si rifiutava di adorare gli idoli. Ecco: l'idolo don Giovanni subisce per mano di lei una condanna senza appello.
*presidente del Fraschini