Stanic chiama Baxter

PAVIA. L'ultima volta che Maxi Stanic aveva preso un fallo tecnico era stato cinque anni fa e non era neppure per proteste. Il giocatore argentino domenica scorsa nel terzo quarto è sembrato un altro, arrivando al punto di protestare in modo cosi plateale da venire punito dagli arbitri. Il bello è che anche per sua moglie Angela è sembrato un altro, lui, sempre cosi gentile e tranquillo, aveva veramente perso la pazienza: «Mani addosso sempre e arbitri che da un lato fischiavano anche i sospiri, dall'altro neanche le sberle», sospira a distanza di giorni. Stanic, però, ammette che Pavia ha perso per suoi demeriti la partita. Il riscatto a Castelletto, anche perché dare coraggio al presidente Gianmarco Bianchi che ha pensato anche alle dimissioni.
«Sono in Italia da sei anni ed è la prima volta che ho preso un tecnico per proteste - sottolinea il play della Edimes - l'ultimo me l'avevano fischiato perché avevo simulato uno sfondamento. Solo che domenica scorsa mi avevano reso nervoso tutta la partita, con falli che nessuno segnalava e che mi punivano continuamente. A quel punto ho perso la pazienza, perché non ce la facevo più a restare zitto. Quel nervosismo, come poi anche quello del nostro coach, alla fine ci sono costati caro, ma sia chiaro che non abbiamo perso per quello, perché bastava difendere meglio e alla fine avremmo vinto noi. Ricordo che a 40" dalla fine ho avuto in mano la tripla del -1, che invece si è stampata sul primo ferro. Se fosse entrata il finale forse sarebbe stato diverso».
Stanic è arrabbiato ancora oggi con una direzione arbitrale che ha punito eccessivamente i colori pavesi e ricorda: «A Scafati non vinceva nessuno! Ricordo il primo anno quando non eravamo una gran squadra eppure, grazie alle vittorie casalinghe siamo andati ai play off e poi l'anno scorso, quando con Rimini perdevamo di 6 a neanche un minuto dalla fine, abbiamo vinto. Perché? Gli arbitri si mettevano il fischietto in tasca...». Il presidente Bianchi domenica alla fine della partita aveva manifestato propositi di dimettersi: «E' stato un momento cosi, a caldo si dicono tante cose. Certo che se pensiamo a Pesaro quando negli ultimi minuti, con noi avanti di 20 punti, ci menavano come fabbri e non fischiavano nulla, rischiando cosi di perdere una partita già vinta ti viene rabbia a vedere quello che è accaduto al PalaRavizza domenica scorsa». Non bisogna dimenticare, però, che Casale ha tirato con percentuali eccellenti, qualche colpa Pavia l'avrà pure... «Guardi prima di giocare ero andato a vedere le percentuali da tre sia di Formenti che di Fazzi, oltre a quelle di squadra, e non arrivavano al 50%, quindi domenica hanno disputato una partita eccezionale, anche se noi avremmo dovuto menare di più. In effetti qualche passo indietro in difesa lo abbiamo anche fatto, ma ora dobbiamo pensare a rimediare». L'altro problema è Jimmy Baxter, che soffre ancora troppo di alti e bassi, cosa bisogna fare per farlo entrare in partita? «E' una mia responsabilità, devo pensare come coinvolgerlo di più fin dall'inizio, perché lui per noi è fondamentale. Devo cercare di farlo giocare di più, di dargli buoni palloni. Lui, a sua volta, deve abituarsi ancora a un campionato che non conosce. Diciamo che lo stiamo aspettando, perché ha ancora ampi margini di miglioramento». Ora arriva la trasferta di Castelletto Ticino: «E' indubbio che giochiamo meglio fuori che in casa, ma dobbiamo uniformare il nostro modo di giocare. Per farlo torniamo a vincere in trasferta, perché se avessimo vinto due partite in più al palaRavizza ora saremmo secondi in classifica. Castelletto è alla nostra portata, ma noi siamo una squadra che può vincere come perdere contro chiunque, l'ho sempre detto. Dobbiamo però giocare con umiltà, perché se giochiamo come se fossimo una squadra di prima fascia perdiamo con chiunque. Ora cerchiamo di riprenderci a Castelletto e Ferrara quanto perso in casa».
Maurizio Scorbati