«Project, fingevano di non sapere» L'ex-consigliere conferma le accuse
PAVIA.«Lei è troppo tecnica». Come un insulto, come l'evidenziazione di un gravisse difetto. Flavia Fulvio, ex-consigliere provinciale, se lo sarà sentita ripetere centinaia di volte. Come critica, ma anche come sfottò, quando volle denunciare i suoi sospetti sul project financing della Provincia, quando ritenne che avrebbe messo nei guai l'amministrazione. Come è poi avvenuto. Ora Flavia Fulvio non è più consigliere, ma continua la sua battaglia per la «buona pubblica amministrazione».
Flavia Fulvio, quando ha avuto il suo primo dubbio?
«Già nel 2003, quando fu presentato il bilancio di previsione: mi accorsi che le entrate erano aumentate del 907% rispetto all'anno precedente. Mi chiesi per quale ragione e feci richiesta degli atti».
E in quegli atti, che cosa c'era di interessante?
«Una perizia di stima sugli immobili che la Provincia intendeva vendere e tra questi spuntava, appunto, una valutazione di 6,7 milioni di euro per la caserma dei carabinieri di via Sacchi».
Qui ci vuole una spiegazione: nel project financing, che era un progetto chiavi in mano per la manutezione e costruzione di immobili che poi sarà appaltato alla ditta Pacchiarotti, si stimava la caserma circa tre milioni di euro.
«Esatto. Il bello è che, ancora oggi, nell'inventario della Provincia è ancora valutata tre milioni. Comunque, il project diventa qualcosa di meno vago l'11 marzo del 2003, quando scopro una delibera 'anomala" dove si esprime l'intenzione di avvalersi di questo strumento tecnico/finanziario, lo si definisce 'meritevole di attenzione"».
Ma la giunta, dei contenuti, non ne sapeva nulla.
«Esatto, questa è la loro versione. Le racconto un episodio: il 20 marzo 2003 leggo sul Sole 24 Ore una lettera. La scrive un 'consulente dell'amministrazione provinciale" che chiede informazioni su come procedere nella dismissione del patrimonio dell'ente...».
La giunta, e il presidente Beretta, sostengono di aver saputo dei contenuti del project solo a metà del 2005, che prima era stato l'ingegnere capo Mario De Polo, poi licenziato in tronco, a seguire tutto. Secondo lei è credibile?
«Assolutamente no. Negli atti del 2003 e 2004 c'era già tutto. Certo, se gli assessori sono rimasti a guardare il soffitto, se hanno preferito non leggere le carte, allora è possibile che sia successo. Ma poi io stessa, il vostro giornale, gli altri consiglieri dell'opposizione, hanno contestato la mancata copertura finanziaria a quel progetto, le incongruenze, gli errori, le falsità. Nessuno ha letto e sentito?».
Un'altra versione dei fatti è che il project financing, proprio perché progetto speciale, sia stato seguito sempre, personalmente, dal presidente Silvio Beretta. Cosi dice De Polo nel suo ricorso contro il licenziamento: 'Il presidente era informato quotidianamente". E poi i due erano sempre a pranzo insieme.
«Ripeto: la giunta doveva sapere del project. Hanno preferito fare le belle statuine...».
L'attuale presidente Vittorio Poma, ex-assessore con Beretta, ha preso le distanze da quel progetto.
«Penso che Poma sapesse tutto poiché si tratta di un bravo, competente e preparato amministratore che certo non si sarebbe fatto sfuggire un progetto da 81 milioni e rotti di euro...».
Insomma, vista com'è andata a finire - project annullato, crisi politica, imprenditore pronto a chiedere 8 milioni di danni - lei ebbe ragione. Quand'è che la giunta, dopo averla presa in giro, criticata o ignorata, ha dovuto dar atto che aveva ragione?
«Prima le cito un episodio. Il 5 marzo 2004, durante la discussione del bilancio, chiedo ancora chiarimenti e il presidente Beretta, per la prima volta, mi dà una risposta che ha dell'incredibile. Gliela cito integralmente: 'Lei è troppo tecnica per la mia capacità di risposta perché possa aspettarsi di riceverla da me. Io non sono in grado di farlo, confesso, e non faccio mai quello che non so fare e già faccio male quello che so fare. Io qualche volta ho questa illusione". Stavamo parlando di un pasticcio da 81 milioni di euro e questa fu la risposta alle mie critiche».
Beh, quand'è che in giunta dall'ironia si passò al timore e poi alla paura?
«La giunta si 'accorse" del problema da un vostro articolo nel quale pubblicavate i dati del contratto con la ditta di Vittorio Pacchiarotti...».
Si spieghi bene: il project viene presentato nel 2003, viene esaminato e discusso nel 2004, ci sono incontri in prefettura, si assegna al Provveditorato alle opere pubbliche il compito di gestire la procedura, e la giunta, il presidente, si accorgono del contenuto del contratto il 28 maggio 2005, leggendo il nostro giornale?
«Esattamente cosi. Questa fu la loro versione, anzi quando presentai una question time in consiglio, venni accusata di avervi passato io quella notizia...».
Lei ha parlato in questi giorni con l'ingegner Mario De Polo».
«Si, ci siamo sentiti e visti. Era molto abbattuto, si è sentito abbandonato da tutti, come uno al quale hanno lasciato in mano il cerino acceso».
L'attuale giunta ha preso le distanze da quella vicenda del project financing. La maggior parte degli assessori non è «tecnico» come lei, forse.
«Non è esattamente vero. Ad esempio l'attuale assessore provinciale Angelo Ciocca conosce bene le procedure della Provincia, visto che è stato - con la società 'Studio tecnico Ciocca srl" - consulente progettista incaricato. Ebbe due incarichi, insieme alla società Segin Srl, società nella quale era socio l'ex-assessore provinciale e consigliere regionale Giovanni Alpeggiani. Tutto perfettamente regolare e lecito, ci mancherebbe altro, però i politici di oggi non dicano di conoscere le questioni tecniche visto che, magari, è proprio una loro competenza professionale».