Gli anni tolti alla Invernizio

Invernizio Carolina Maria Margaritta è nata a Voghera il 28 marzo 1851 (e non 1858, come lei stessa ebbe fraudolentemente a lasciar credere) ed è morta a Cuneo il 27 novembre 1916. Ma una lunga tradizione erronea (che anch'io ho contribuito a smascherare e a divulgare) è dura a morire.
Il sito Internet del Comune di Voghera perpetua l'errore con questa scheda: «Carolina Invernizio, scrittrice, nata a Voghera nel 1858, prolifica autrice di oltre 123 romanzi per l'editore Salani di Firenze, dove intrighi e delitti si intrecciano con storie d'amore, avversata dalla critica e messa all'indice dal Vaticano, fu ricompensata da un grande successo presso i lettori. Chiuse l'operosa esistenza il 27 novembre 1916».
A 90 anni dalla morte, «La Repubblica» (19 novembre) ha consacrato due pagine piene dell'inserto domenicale a «Carolina, la Madamin che faceva leggere l'Italia». Sia Paolo Mauri che Guido Ceronetti dimostrano di conoscere la vera nata di nascita dell'Invernizio. Un trafiletto sull'infanzia della scrittrice afferma però: «Il luogo di nascita è certo: Voghera. La data è invece controversa. Gli atti dell'anagrafe vogherese attestano 1851; lei ha sempre detto di essere nata nel 1858».
Al di là del fatto che nel suo pezzo Paolo Mauri ricorda che in un'intervista a Guido Gozzano lei dichiarò: «Sono nata nel 1860», non si capisce che indecisione di scelta possa esistere per lo studioso tra una data di nascita certificata negli atti ufficiali e una data di nascita, comprensibilmente sempre posteriore, che una persona si vuole autoassegnare. L'atto di nascita della Invernizio (ricavato dai registri della parrocchia di San Lorenzo, che fino al 31 dicembre 1865 costitui ufficialmente l'anagrafe della città di Voghera), è stato riprodotto in varie pubblicazioni e ognuno può controllare che vi figura indubitabilmente l'anno 1851 (ore sette antimeridiane del 28 marzo).
La storia si fa con i documenti; la psicologia femminile può spiegare invece la veniale civetteria di «scalarsi» qualche annetto di vita anche da parte di note scrittrici (prima dell'Invernizio non aveva resistito alla tentazione la Marchesa Colombi e, dopo di lei, Grazia Deledda).
Preciso che intervengo ancora una volta su questa querelle perché su Carolina Invernizio ho scritto una decina di articoli ora reperibili in tre miei volumi: «Ploaghe e Santa Giuletta: cultura di paese e dintorni», Pavia, 1984; «Ploaghe, Sardegna, Gramsci e altri temi», Pavia, 1989; «Per una guida letteraria della provincia di Pavia», Varzi, 2005.
Io spero sempre nell'«Eco della stampa» e nelle ristampe. Mi auguro cioè che legga queste righe chi ha compilato una scheda biografica «sbagliata» della Invernizio per una importante opera di consultazione.
Rosamaria Facciolo ha «firmato» (in sigla) la voce relativa alla popolare scrittrice nel «Dizionario bio-bibliografico» del volume «Gli Autori» della «Letteratura italiana» (Einaudi, 1991) in questi termini: «Invernizio, Carolina (Voghera, Pavia, 1858-Cuneo 1916). Figlia di agiati borghesi, si vide accettare giovanissima dall'editore Salani 'Rina o l'angelo delle Alpi" (Firenze, 1877), romanzo scritto prima dei vent'anni (falso! n.d.r.). Le sue opere dai titoli ad effetto comparvero principalmente in appendice a quotidiani e riviste. Dopo il matrimonio con un militare, si trasferi a Firenze dove poté scrivere con agio numerosi romanzi a intreccio dalle tinte forti e di sicura presa sul pubblico». In caso di ristampa dell'opera, si auspica che venga eliminato l'errore, cosi come è avvenuto in un altro caso.
Quando l'editrice Mursia ha cominciato a pubblicare, nel 1989, nell'economica «Grande Universale», i romanzi dell'Invernizio, partendo da «Lara, l'avventuriera» e «Il treno della morte», risultava una contraddittoria indicazione della data di nascita della scrittrice (quella giusta, 1851, e quella sbagliata, 1858) in pagine diverse degli stessi due libri. Il curatore Roberto Fedi aveva avvertito nella nota introduttiva che «Carolina Maria Margherita è nata a Voghera il 28 marzo 1851 (e non 1858, come volle far credere e come, fino a qualche anno fa, recitavano tutte le biografie)». Niente, il redattore della quarta di copertina aveva continuato imperterrito a segnalare la data di nascita errata.
Solo dopo la vibrata protesta del curatore (il redattore di quarta avrà o no il dovere di leggere ciò che è scritto all'interno del libro della cui vestizione esterna si occupa?) nei romanzi inverniziani in seguito pubblicati, cioè «La via del peccato» e «La vendetta d'una pazza», è comparsa la data corretta anche in quarta di copertina.
Paolo Pulina