Con Pavia nel cuore
S ei anni e mezzo non sono un tempo lunghissimo, però abbastanza per capire e compenetrarsi in una realtà. Abbastanza anche per un toscanaccio come me che, nel fare le valige, avverte la profonda nostalgia per una città che lo ha accolto con calore e rispetto. All'inizio mi dicevano: «Vedrai... la nebbia, le zanzare», come se davvero Pavia si potesse contenere e restringere in questa immagine cosi stereotipata e ingenerosa. Certo il clima non è dei più desiderabili, ma c'è ben altro a bilanciarlo. Pavia è una città di altissimo profilo, democratica e accogliente, fatta di gente laboriosa, però non accanita, direi permeata da quella saggezza che solo una radice agricola può conferire. Una provincia ricca di valori e di cultura con grandi eccellenze, giustamente orgogliosa, tanto da non farsi mai contaminare o subissare dallo strapotere di Milano.
Forse l'unico difetto dei pavesi è quello di non credere mai fino in fondo alle loro potenzialità. Quella cultura dell'abbastanza ne limita un po' lo slancio, il coraggio di osare oltre. Ma forse anche questo è un pregio che li porta a non esagerare mai, ad avere il senso profondo della misura e della moderazione. Alla forza dell'industria Pavia sta sostituendo la ricchezza dei suoi saperi, una svolta che il sindaco Capitelli ha colto al volo pur tra polemiche e contrasti che sono pur sempre segno di vitalità intellettuale.
Per quanto mi riguarda sono stati anni di arricchimento di cui rendo merito ai miei colleghi giornalisti dai quali ho certamente avuto molto più di quanto abbia potuto dare loro. Lascio un giornale in salute nel quale ho sempre trovato aiuto e collaborazione e dove ho lavorato in assoluta indipendenza e libertà. Due condizioni preziose che non tutti gli editori sanno assicurare ai loro direttori. Un ringraziamento particolare all'amministratore Delio Villani con il quale ho sempre condiviso scelte e soluzioni, sorretto dalla sua saggezza frutto di una militanza che affonda nella nascita di questo Gruppo editoriale.
Mi mancherà tutto di Pavia, quel suo respiro profondo e coinvolgente, quelle sue stradine storiche percorse a passi lenti e con lo sguardo ammirato.
Mi mancheranno i commenti e gli sguardi dei colleghi nei momenti convulsi della vita del giornale, mi mancheranno le telefonate notturne di Angelo Pezzali e Roberto Peraro per la scelta della notizia dell'ultima ora. Mi rallegra sapere che prenderà il mio posto Pierangela Fiorani, una giornalista di razza e di grandi capacità. Torno nella mia Toscana, ma porterò per sempre Pavia nel cuore.