Calisti: ora rinforziamo il Pavia
PAVIA. Marco Torresani non si discute. Nel modo più assoluto. Via Alzaia resta l'isola della fermezza nel mare agitato del pallone. Anche dopo la sesta sconfitta in campionato, la seconda interna aggravata dal nome dell'avversario: il Pizzighettone fanalino di coda. La decisione di non intervenire in maniera traumatica da parte della famiglia che da nove anni guida il Pavia ha una motivazione importante: «Ora abbiamo il dovere di rafforzare la squadra, non quello di cambiare il tecnico», spiega Armando Calisti.
Dice proprio cosi il plenipotenziario azzurro e - se volete - è un'ammissione di responsabilità nemmeno troppo implicita. Del tipo 'abbiamo sbagliato la squadra, perché dovremmo prendercela con il tecnico"? Un fatto è certo: il Pavia costruito in estate e passato attraverso le vicissitudini di 14 turni di campionato non offre garanzie di salvezza. Nemmeno in un torneo dove regna l'equilibrio della mediocrità. Tolte Monza, Sassuolo e Venezia, dalla Lucchese in giù ci sono 15 squadre racchiuse in dieci punti dove tutte hanno problemi e soprattutto carenze sul piano della continuità, ovvero il denominatore comune di chi scrive la storia di ogni campionato.
Guardiamo al Pavia, però. Che domenica ha deluso. Per la mancanza d'animo, soprattutto. Almeno fino a quando la situazione non si è fatta compromessa. Lo sappiamo: il Pavia soffre di un mix negativo fatto di gioventù degli interpreti in crisi di fiducia e dell'ansia che viene agli incerti. Spesso sono proprio questi a soccombere di fronte a chi, conscio dei propri limiti, è stato programmato per vendere cara la pelle. Calisti però non teme la retrocessione. «Sono un ottimista per natura - dice - e poi la situazione è differente rispetto a quattro anni fa. Allora avevamo una squadra di gente esperta e oggettivamente era difficile intervenire. Qui, gioventù del gruppo a parte, abbiamo la difesa che si è liquefatta negli infortuni. L'80% dei problemi viene da li. Si, potremmo tesserare Alberto Savino già per la trasferta di Massa. Anche se dobbiamo lavorare sui termini dell'accordo». I Calisti avevano ribadito la fiducia a Torresani anche in settimana, ma dopo la sconfitta con il Pizzighettone la stima viene ribadita in modo forte e chiaro. «Noi abbiamo un principio di fondo che è quello di scelte condivise tra area tecnica e dirigenza. Un allenatore, con queste premesse, si cambia solo quando non tiene più in pugno uno spogliatoio spaccato in più correnti. Piuttosto nel Pavia io vedo ancora una base sana su cui ricostruire. E se pensassi di poter retrocedere a 20 partite dalla fine starei fresco. Ora dobbiamo innestare grinta e cattiveria agonistica nella squadra. Cerchiamo gente navigata, che dia l'esempio. Savino è la prima scelta nella direzione di una difesa che domenica abbiamo dovuto improvvisare con Todeschini centrale e il ragazzino dell'86 (Grassi, ndr) cui non è giusto gettare la croce addosso». Calisti apre intanto anche all'ingaggio di un centrocampista dopo aver parlato fin qui solo di un difensore e della seconda punta. «Si, eravamo partiti per giocare con Bevo e Fattori. Il secondo ha avuto problemi fisici, il primo invece è evidente che sia in difficoltà. Se condivido la scelta del mister di non impiegarlo? Ripeto, in questo momento il ragazzo è in difficoltà». Dunque dovrà arrivare anche un centrocampista per quel dopo-Sciaccaluga che non c'è stato. «Sempre però in linea con le esigenze del bilancio», è la sola precisazione di Calisti. Che - assicura - sui possibili nomi è già al lavoro con il dt Tarantino.