Gli insegnanti: il sindaco sbaglia

Ecco una lettera aperta al sindaco di Voghera, Aurelio Torriani.

Signor sindaco, a scriverle sono i docenti del Primo Circolo di Voghera.
Riteniamo sia nostro dovere rispondere alle sue dichiarazioni apparse, il 25 novembre, sulla Provincia Pavese. Ci permettiamo di far sentire la nostra voce con la pacatezza, l'equilibrio e la serenità d'animo che ci appartengono, dopo aver assistito, in silenzio e per settimane, a un bailamme di proposte, controproposte, riunioni, dimissioni di assessori, petizioni e articoli.
Dal tono del suo intervento, pare che debbano ricadere su noi docenti le responsabilità del buon esito della riorganizzazione scolastica, proposta dall' Amministrazione.
Come certamente lei saprà, i nostri organici sono riferiti al Circolo e non alla sede di servizio: qualora un dimensionamento dovesse realmente avvenire, alcuni docenti diventeranno «soprannumerari» e saranno inevitabilmente chiamati a esprimere una scelta in merito alla sede desiderata. Una possibile «reazione a catena» porterebbe inevitabilmente a un rimescolamento degli organici anche degli altri Circoli.
Come può assumersi la responsabilità di comunicare alla cittadinanza che nulla cambierà negli organici? E' cosi sicuro che gli insegnanti resteranno nelle loro sedi di servizio?
Da dove deriva la sua certezza riguardo alle nostre scelte per il futuro, se nemmeno noi abbiamo avuto modo di riflettere con la doverosa calma? Le pare che una scelta tanto delicata e complessa professionalmente e umanamente possa esser liquidata come «obbligata»? Se cosi fosse, non renderemmo onore al nostro mandato sociale ed educativo e nemmeno al valore della democrazia.
Le cose potrebbero cambiare di molto, forse di poco o per nulla. Sarebbe opportuno che tutti ci astenessimo da valutazioni affrettate sul tema della continuità: potrebbero rivelarsi non veritiere.
La sensazione è che si voglia scaricare sui docenti la responsabilità di condurre a buon fine le scelte operate dall'Amministrazione comunale. Con fermezza e senza esitazioni, respingiamo questa responsabilità. Noi siamo l'anello debole della catena, del tutto estraneo alle scelte deliberate, rispetto alle quali nessuno ci ha coinvolto prima delle decisioni finali.
Leggendo le sue dichiarazioni, si recepisce un appello a un non ben inteso senso del dovere dei docenti. Il messaggio che ne deriva è semplice e chiaro: non se la prendano le famiglie con la riorganizzazione della scuola, faccenda meramente burocratica! Se la prendano con gli insegnanti che desiderano decidere legittimamente del proprio destino! Implicitamente, lei ci disconosce il diritto, legalmente riconosciuto, di scegliere se continuare a fare parte del Circolo attuale dove molti di noi operano, anche da decenni, con serenità, autonomia, condivisione. Per quale ragione non manifesta il rispetto dovuto alle libere scelte che, comunque saranno orientate, non potranno che essere, per tutti noi docenti, fonte di intima sofferenza e di profonda amarezza sul piano umano e professionale?
Da parte nostra, proprio per il senso di responsabilità e il profondo rispetto che portiamo ai bambini e alle famiglie, abbiamo informato i genitori e i loro rappresentanti delle nostre posizioni, riaffermando, con tutta l'onestà intellettuale di cui siamo capaci, che i bambini e la continuità sono, per noi, un valore fortissimo. Ma forte è anche il bisogno di mantenere fede a principi civici e diritti guadagnati sul altre garanzie, al momento, non potevamo dare e non abbiamo dato.
Mentre a lei, non sembrano far difetto le certezze, a noi, signor sindaco, mancano del tutto. L'unica certezza che abbiamo è che non vogliamo sia indirettamente imputata a noi la responsabilità della riuscita (o meno) dell'operazione «scuole di Voghera». Le decisioni non le abbiamo assunte noi: chi la ha prese si faccia carico anche delle ragioni e delle responsabilità, in modo chiaro e diretto. E' doveroso e dovuto.
I docenti del Primo CircoloVoghera

Aiuto agli stranieri:
cosi Pavia insegna a tutti

Solo un paio d'anni fa a Pavia esisteva un grosso problema a causa delle file che si formavano per i permessi di soggiorno. Code lunghe, quasi interminabili.
C'erano persone che si svegliavano alla luce dell'alba solo per prendere un numero e forse con quel numero non riuscivano nemmeno a fare quello che dovevano fare, perdendo, nel frattempo, anche il giorno di lavoro.
Disagi per madri e figli ammalati che spesso non dovevano nemmeno essere presenti, però in mancanza di informazioni erano li, aspettavano e speravano. Credo che non fosse un disagio solo per i cittadini stranieri, ma anche per coloro che dentro la Questura lavoravano.
Quello che vedo oggi è molto diverso, sembra di essere in un'altra realtà: il servizio stranieri di Pavia è cambiato molto. Hanno aperto nuovi uffici ognuno dei quali si occupa di una pratica diversa, specifica. Questo ha fatto in modo che le immense file siano scomparse e, allo stesso tempo, che ci sia una grande disponibilità da parte delle persone che lavorano. Il loro impegno non è più solo lavorativo, ma per ogni pratica spiegata e per ogni risposta data sembra che sia il loro cuore a parlare.
La cosa che mi ha spinto a scrivere questa lettera è il fatto che ogni volta che passo davanti al Comune di Pavia vedo: «Sportello per i cittadini stranieri. Servizio di informazione, orientamento e mediazione linguistico-culturale». All'interno lavorano due ragazzi molto giovani; già dalle prime ore del mattino si trovano di fronte a molti stranieri che chiedono - e spesso gesticolano per farsi capire - informazioni. Loro sono li, sempre pronti a cercare di capire i diversi bisogno e rispondere, anche a richieste che non sono di loro competenza, ma con una gentilezza che fa tenerezza e li fa apprezzare oltre che per il lavoro, loro come persone.
Varfi EmeraldaPavia

Pavia, perché spendere
per eliminare i semafori?

La tanta sospirata tangenziale è finita. Inaugurata e percorsa con gran sollievo di traffico ed inquinamento. Purtroppo sono rimasti due semafori con grave danno per gli utenti. Già si pensa alla loro eliminazione malgrado la modica spesa di circa 8.250.000 euro (circa 16 miliardi delle vecchie lire). E sappiamo per esperienza che i consuntivi lievitano sempre.
Considerando il pianto continuo per i tagli dei finanziamenti statali che impediscono lavori assai più urgenti, necessari e redditizi, esempio l'aggiornamento ed arredamento dei locali scolastici, chiedo ai responsabili se è opera intelligente ed onesta finanziare l'eliminazione di due semafori, opera sempre meritevole, anzichè aggiornare ampliare ed attrezzare le scuole. O altri progetti in lista di attesa.
Eugenio AlbericiPavia

Al sindaco Piera Capitelli
sfugge la realtà di Pavia

La Provincia pavese ha riportato di recente i risultati di un sondaggio che danno il sindaco Capitelli in miglioramento dello 0,6 per cento riferito ai precedenti risultati elettorali su un campione limitato intervistato durante il Festival dei Saperi.
Non è nostro costume contestare i sondaggi. Se ci sono stati elementi anomali che li hanno condizionati, sarà il tempo a fare giustizia. Al contrario i sondaggi possono essere una occasione per riflettere e capire.
Non ci preoccupa il sondaggio, ma l'intervista della Capitelli e il tono sicuro quando dichiara che finalmente i cittadini «cominciano a capire dove si vuole andare...» alludendo chiaramente al Festival dei Saperi.
Il futuro di Pavia meriterebbe altri tipi di soluzioni e di politici e soprattutto qualcosa di più di un Festival chiacchierato che è sfociato in una denuncia alla Corte dei Conti per le cifre astronomiche spese e per le modalità con cui le stesse sono state impiegate.
Ci sembra che ancora una volta l'on. Capitelli si prenda troppo sul serio e perda il senso della realtà. Il Festival è ormai finito e subito dimenticato dai pavesi che, invece, hanno problemi seri e sanno bene che con i soldi del Festival, oltre a realizzare 4 giorni di festa, si sarebbe potuto andare incontro alle tante necessità di cui Pavia ha bisogno.
Ai pavesi non sfugge neppure il proliferare in città di cantieri edili residenziali e ci si dice che sono già state rilasciate concessioni edilizie per circa 8.000 nuovi abitanti a Pavia (un intero paese).
Entro due anni poi le case saranno ultimate ed abitate: in zona Pelizza, in via Amati, in via Francana, al Ponte di Pietra («l'ecomostro»), nel parco della Vernavola, in Borgo, sulla Paiola, in via Villa Eleonora, in viale Lodi, in aggiunta alle case Aler in via Sardegna, a Fossarmato, eccetera.
Orbene, risulta a qualcuno che in questo anno, oltre a fare il Festival, il sindaco abbia mai posato «la prima pietra» di un qualunque edificio destinato a servizi per i pavesi? Asili, Materne, Scuole, Centri per anziani, spazi sportivi, dove sono? Ma non c'è da preoccuparsi... Il sindaco rassicura tutti circa il futuro che ci aspetta.
Bruni, Trivi, Niutta, Sgotto Gimigliano, Assanelli Sinistri e Grecoconsiglieri comunali di Forza Italia, Pavia