Ivo Milazzo, da Ken Parker al "Boia rosso"
VOGHERA. Tortonese per caso, disegnatore per forza. Ivo Milazzo era l'altra sera alla libreria Ubik di Voghera per presentare i suoi ultimi lavori: «Acquerellando 2», una raccolta di copertine e disegni, e i primi due volumi del «Boia rosso», un personaggio ispirato a Mastro Titta, che nell'800 fu l'ultimo boia dello Stato della Chiesa. Per ora i volumi sono in francese, ma nel 2007 usciranno anche in Italia.
Di fronte a una sala affollata da lettori di tre diverse generazioni, Ivo Milazzo ha parlato anche della sua esperienza di coautore di «Ken Parker», un personaggio che ha fatto la storia del fumetto italiano.
Cosa rappresenta per lei Tortona?
«Li sono nato nel 1947 perché i miei genitori erano stati sfollati da Genova durante la guerra, ma ci sono stato poco. Ora, quando viaggio in treno tra la Liguria e Milano, Tortona rappresenta la città in cui i viaggiatori cambiano abito. A Genova hanno la giacca, da voi salgono quelli con sciarpa e cappotto».
Ken Parker le ha dato la notorietà, vedremo mai la conclusione della saga?
«L'editore Panini ha ristampato l'intera saga e per un anno e mezzo ha ragionato sulla possibilità di realizzare le 3-4 storie in grande formato che io e lo sceneggiatore Giancarlo Berardi avevamo ancora in programma, ma alla fine non se la sono sentita».
Una delusione per chi ha seguito per 83 puntate la storia di questo antieroe del West nato nel 1977.
«Allora erano le idee a fare la moda anche nel fumetto, ora invece gli editori preferiscono non rischiare per cui si limitano a tradurre fumetti pubblicati all'estero o a proporre personaggi che vivono di stereotipi ormai consolidati. Si dimenticano però che se Bonelli avesse fatto cosi anche negli anni Ottanta, Dylan Dog non sarebbe mai nato».
Bonelli ha mai limitato le vostre scelte espressive?
«No, ha sempre visto Ken Parker come un personaggio a parte. Però aveva prodotto una circolare per gli altri autori della casa editrice con cui vietava le vignette scontornate alla Milazzo».
Non pensa che il fumetto sia un genere superato?
«Il pubblico è più distratto di prima, ma leggere resta comunque più coinvolgente di internet o della tv. Il fatto è che il fumetto viene considerato da molti solo come uno svago e la nostra cultura cattolica ci porta a vederlo come diseducativo e legato soltanto all'infanzia. E poi c'è il problema delle edicole, che ormai sono diventate dei bazar dentro cui è difficile orientarsi».
Anche il fumetto però è cambiato, o no?
«Oggi ce ne sono molti che sono solo versioni su carta dei film pieni di effetti speciali, come se la storia fosse un pretesto. Il fumetto invece è narrazione ed è proprio qui ad essere diventato carente, nella difficoltà di uscire dagli stereotipi. Ci vorrebbe più coraggio da parte di autori ed editori». (cla.mal)