Caso Mitrokhin, Prodi annuncia querele
ROMA. «Hanno tentato di stravolgere la vita democratica del paese». Tocca a Piero Fassino dare voce alle preoccupazioni che attraversano la maggioranza da quando si conoscono le strane collaborazioni e consulenze di cui si sarebbe servita la commissione Mitrokhin del forzista Paolo Guzzanti. E mentre il segretario dei Ds chiede chiarezza, da palazzo Chigi arriva una notizia.
Il presidente del consiglio Romano Prodi ha deciso di denunciare «gli autori di dichiarazioni e atti lesivi della sua dignità di cittadino e di rappresentante delle istituzioni».
Le parole del segretario dei Ds e l'iniziativa legale intrapresa da Prodi contro chi avrebbe tentato di farlo passare per una specie di agente del Kgb, sono solo l'ultimo frutto del clima di veleni provocato dai lavori della commissione parlamentare presieduta dal senatore di Forza Italia.
«La vicenda Mitrokhin - dice il segretario dei Ds - conferma quel che il caso Telecom Serbia aveva fatto emergere: è stata perseguita un'azione di denigrazione personale e di destabilizzazione istituzionale con cui si puntava a colpire e delegittimare il centrosinistra e i suoi principali esponenti politici». L'accusa di Fassino arriva al termine di una giornata resa rovente dalla pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche tra Guzzanti e il suo collaboratore Mario Scaramella (da ieri indagato dalla procura di Roma anche per violazione del segreto d'ufficio), e da uno scontro tra lo stesso Guzzanti e il vicecapogruppo dell'Unione alla Camera, Gianclaudio Bressa sulla presenza del senatore azzurro al Copaco, il Comitato di controllo parlamentare sui servizi.
L'audizione è stata fissata per mercoledi 6 dicembre, ma Guzzanti ha detto che non si presenterà.
Lo scontro politico. Comincia già a fare buio quando Piero Fassino accusa il passato governo di aver tentato di delegittimare l'opposizione di allora attraverso il lavoro della commissione Mitrokhin. «Non sono più tollerabili reticenze e inaccettabili ambiguità - afferma -. E' tempo che si faccia chiarezza e si individuino le responsabilità politiche e personali di chi ha tentato di stravolgere la vita democratica del paese». Ma il segretario dei Ds non è l'unico a chiedere chiarezza. Mentre tra le fila del centrodestra regna un imbarazzato silenzio, il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli tira in ballo direttamente l'ex premier Silvio Berlusconi: «Deve condannare e sconfessare l'operato di Paolo Guzzanti - dice - in caso contrario lo riterremo il regista di questa operazione». Una manovra contro avversari politici che Bonelli definisce «indecente e schifosa».
Le intercettazioni. E lui, l'ex giornalista oggi senatore di Forza Italia? Fin dal mattino Guzzanti è impegnato in una forsennata autodifesa. Sui giornali ha letto la trascrizione di alcune telefonate fatte a Scaramella (l'intercettato era quest'ultimo) e di cui ora la procura di Roma potrebbe chiedere al Senato l'autorizzazione a poterle utilizzare nelle indagini. Dai colloqui emerge un quadro di quella che sarebbe stata l'attività della Commissione Mitrokhin, con Guzzanti che avrebbe chiesto a Scaramella di indagare su Romano Prodi e Alfonso Pecoraro Scanio, ma anche sul governatore della Campania Antonio Bassolino accusato dagli spioni russi di cui si sarebbe servito Scaramella addirittura di fare affari con la camorra. Ma è soprattutto di Prodi e Pecoraro che Guzzanti, ansioso di avere informazioni sui leader della sinistra, parla con il suo collaboratore. «Il segnale che io ho avuto - dice Scaramella - è questo, visto che non c'è un informazione Prodi uguale agente del Kgb, ma parliamo di Friendly Relation, coltivazione, contatti». Guzzanti: Coltivazione è abbastanza, eh?». E Scaramella di rimando: «Eh si, per me è moltissimo, però quello che ti dico che... non è la mia posizione. E' quello che mi viene detto. A questo punto non pretendete una dichiarazione da chicchessia che dica: 'Prodi è un agente", perché questo...».
La lettura delle sue telefonate su alcuni quotidiani, porta Guzzanti a scrivere ai presidenti di Camera e Senato per denunciare «una gravissima aggressione alle prerogative del parlamento» e chiedere a Bertinotti e Marini di essere tutelato.
Il Copaco. In tutto questo, si aggiunge un violento battibecco tra Guzzanti e l'ulivista Gianclaudio Bressa. Oggetto dello scontro è la convocazione del senatore azzurro davanti al Copaco per riferire sui lavori della Mitrokhin e sull'attività del suo collaboratore Mario Scaramella. Guzzanti dice di essere stato lui a chiedere di essere ascoltato, giurando di voler presentarsi davanti al Comitato «da accusatore e non da accusato». Tanta sicurezza, però, non convince Bressa, che ricorda a Guzzanti come sia stato il Copaco, in una riunione del 28 novembre scorso, a decidere di convocarlo.
Inutile dunque, dice Bressa, che Guzzanti «si affanni» nel far apparire ciò che non sarebbe. Immediata la replica di Guzzanti, che con una nuova lettera, questa vota indirizzata al presidente del Copaco Claudio Scajola, annuncia l'intenzione di non volersi più presentare.