La grande prova di un mattatore al tramonto

VOGHERA.Analisi cruda e profonda sulla malattia di vivere, sulla solitudine della vecchiaia, sul malinconico tramonto dell'uomo, 'Le ultime lune", scritto da Furio Bordon per Marcello Mastroianni, è un'opera intensa, a tratti lacerante, spesso spiritosa. In bilico tra realtà quotidiana e rielaborazione fantastica, il testo è il 'canto desolato" di un uomo giunto alla fine della vita. Attraverso le parole di un vecchio che sperimenta la scelta dell'esilio in una casa di riposo, il dramma svela la difficile ricerca di un equilibrio fra le condizioni dell'esistere ed il baratro vuoto nel quale si spegne inevitabilmente ogni bagliore di vita. In una stanza che reca ancora le tracce di un ambiente infantile, sull'onda della musica di Bach, si consuma il distacco triste ed ironico di un vedovo dalla sua casa e dagli affetti. Quest'uomo, di cui non si conosce il nome, avendo dolorosamente capito che non c'è più posto per lui tra il figlio ingrato, la nuora ostile e i due nipotini indifferenti, ha deciso di andare all'ospizio Villa Delizia. La sua generosità apparente è in realtà un atto d'orgoglio dettato dalla sensazione che la sua proposta di ritirarsi in una casa per anziani sia stata accolta dai congiunti con un sospiro di sollievo, a malapena represso. Negli istanti che lo separano dal distacco, compare a salutarlo, con beneaugurante dolcezza, e a dargli sostegno l'ombra della moglie indimenticata, con la quale evoca nostalgico il tempo lontano e le memorie perdute. Ad accompagnarlo là, nell''albergo" che sarà l'ultima tappa del viaggio terreno, è il figlio. E l'addio non è sereno come dovrebbe essere, forse perché, nonostante l'affetto, un velo d'incomprensione s'è spesso levato tra loro, tra padre e figlio, fin da quando questi era un bambino: troppo serafico e imperturbabile perché papà non sentisse, ad un certo momento, la necessità di scuoterlo raccontandogli la storia, inventata li per li, che lui non era figlio loro, ma un trovatello pietosamente raccolto. E il bimbo se l'era presa tanto da costringere papà a confessare che si trattava solo di uno scherzo. Salvo poi, adesso, con la valigia pronta per Villa Delizia, ripetergli che no, la storia dell'orfanello non era stato uno scherzo. Con tale effetto, nuovamente disastroso, da dover ammettere che si, è stato ancora, come tanti anni fa, uno scherzo... Uno scherzo, invece, non è questo tramonto che Lui dovrà condividere con altri tristi, malinconici compagni, legati alle cose del mondo solamente dallo schermo di un televisore e dalla preoccupazione di non farsi pipi addosso. Solo, oltre alla cuffia auricolare attraverso la quale continua ad ascoltare la sua musica prediletta, oltre all'album di ingiallite fotografie, oltre ad una gracile piantina di basilico, a Lui non è rimasto altro che il pensiero: ed in modo implacabile il suo monologo rivela l'incongruenza che esiste tra la falsa tranquillità della sua ultima dimora.
LE ULTIME LUNE di Furio Bordon, con Gianrico Tedeschi, Marianella Laszlo, Walter Mramor; regia di Furio Bordon. Oggi (ore 21.15) al Teatro San Rocco di Voghera.