«Riconversione subito o nessun contributo Ue»: il sindacato alza il tiro

CASEI GEROLA. No all'erogazione dei finanziamenti comunitari senza la fattibilità dei progetti di riconversione dei 13 zuccherifici che chiuderanno in conseguenza della riforma Ue sullo zucchero, riforma che porterà l'Italia a tagliare del 50 per cento la sua produzione di zucchero e che porterà in cassa integrazione 4.000 lavoratori sui circa 7.000 impiegati nel settore. Lo chiede la Flai-Cgil.
«La riforma sullo zucchero è il banco di prova delle altre due riforme, quella dell'ortofrutta e quella vitivinicola, che imporranno all'Italia altri tagli di produzione coinvolgendo 600.000 ettari di terra, 100 impianti di trasformazione del pomodoro e 60.000 posti di lavoro. Per questo il sindacato non è disposto a cedere». Afferma Antonio Mattioli, segretario nazionale della Flai-Cgil. «Da parte del Ministero delle Politiche agricole - ha aggiunto il segretario nazionale Mattioli - abbiamo avuto un impegno sul rispetto del patto del 2006 che aggancia l'erogazione dei finanziamenti Ue ai progetti di riconversione». Ora il sindacato attende la nuova convocazione del Tavolo saccarifero fra fine novembre e i primi di dicembre. In mezzo, all'inizio di gennaio, il futuro dei 13 stabilimenti verrà affrontato nel quadro del Piano energetico nazionale perchè la riconversione della maggioranza di questi è destinata alla produzione di biomasse e di bioetanolo nel quadro dello sviluppo nazionale delle agroenergie. Ma la data che più preoccupa la Flai-Cgil è il 31 marzo 2007 quando per i lavoratori degli stabilimenti chiusi e destinati alla riconversione scadrà la cassa integrazione guadagni. «Se partiranno i progetti di riconversione avremo la cassa integrazione per 4 anni cioè per il periodo necessario ad accompagnare i lavoratori alla piena attività dei nuovi siti riconvertiti si potrà contare solo su una proroga della cassa di un anno e poi sarà un vero disastro». In seguito alla riforma europea dello zucchero, su 19 zuccherifici presenti sul territorio nazionale ne sono stati chiusi 13 tra cui quello di Casei Gerola: Castiglion Fiorentino (Arezzo), Fermo (Ferrara), Russi (Arezzo), Celano (L'Aquila) e Villasor (Cagliari) del gruppo Eridania-Sadam; gli ex zuccherifici di Finale Emilia (Modena), Casei Gerola (Pavia), Bondeno (Ferrara) e Contarina (Rovigo) del gruppo Italia Zuccheri; gli ex zuccherifici di Forlimpopoli (Forli-Cesena) San Pietro in Casale (Bologna) e Foggia del gruppo Sfir; e quello di Ostellato (Ferrara) del gruppo Coprobi. Sono invece destinati a rimanere in produzione sei stabilimenti di cui tre in Emilia, uno in Veneto, uno nelle Marche e uno in Molise, unico zuccherificio del Mezzogiorno.