«Attenti, un sindacato serio non può avere governi amici»

PAVIA.Primo incontro pavese della 'Rete 28 aprile" venerdi sera alla Camera del Lavoro con Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e animatore del movimento.
Sull'assenza del segretario della Cgil Gian Mario Santini - forse dovuta alle polemiche interne tra Epifani e lo stesso leader della Fiom, Giorgio Cremaschi - non si è lasciato andare a polemiche: «Non era obbligato a venire», ha affermato in modo pacato. L'ha presentato Francesco Anfossi della Fisac Cgil che, tra gli applausi, ha espresso solidarietà per gli attacchi subiti dopo il sostegno ai Cobas il 4 novembre scorso. Temi caldi della serata sono stati le rivendicazioni della Rete 28 Aprile, movimento interno alla Cgil che chiede a gran voce la democrazia e l'indipendenza del sindacato, la partecipazione reale dei lavoratori alle decisioni che li riguardano e il rifiuto deciso della concertazione: «Un sindacato può avere governi nemici ma non governi amici: non dobbiamo condizionare l'azione del sindacato al mantenimento di una situazione politica. Non dobbiamo avere paura delle conseguenze della nostra azione. Non avrei dubbi, io voterei ancora Prodi ma al suo governo bisogna chiedere di più, non di meno che a quello di Berlusconi».
Ad esempio? «Ci sono cose che se ci fosse stato Berlusconi al governo non avremmo accettato: i ticket sulla sanità pubblica, l'aumento delle spese militari bilanciate da tagli alla scuola pubblica e alla ricerca, mentre si continuano a finanziare le scuole private. Quello che è mancato non è una battaglia frontale contro questa finanziaria, ma una battaglia adeguata a ciò che avevamo detto, cioè che una finanziaria da 35 miliardi era eccessiva. Abbiamo una strategia di limitazione dei danni: scendiamo in campo con il freno a mano tirato perché abbiamo paura di esagerare e mandare in crisi il governo. Ma la maggioranza dei lavoratori pensa che non stiamo facendo il nostro dovere».
Qual è il punto che detesta di più di questa legge finanziaria?
«Trovo particolarmente odiosi i ticket sulla sanità perché dal punto di vista del risparmio frutteranno circa dieci milioni di euro. Invece alcune esenzioni o incentivi, come quelli per la tv digitale costano allo stato oltre cinquanta milioni: si potevano togliere questi».
Un punto che salverebbe?
«Punti molto buoni non ce ne sono. L'unico aspetto che mi sento di condividere appieno sono le modifiche sulle aliquote fiscali. Sono un primo segnale, ma solo un primo passo perché c'è il rischio che quello che i lavoratori ricevono da questo lato lo perdano dall'altro».