Vertice a Pavia: «affondato» l'ex zuccherificio
CASEI. Un impianto per produrre bioetanolo si farà. Non si sa dove e quando, ma è certo che non si farà a Casei. Ieri mattina, all'incontro convocato dal presidente della Provincia Vittorio Poma, i vertici di Italia Zuccheri, il presidente Mario Resca e l'amministratore delegato Daniele Bragaglia, hanno definitivamente affondato un sito industriale che ha fatto la storia economica della fascia di territorio che si stende lungo il Po. Il sindaco di Casei Giancarlo Foschi parla apertamente di «beffa» e chiede certezze sul futuro del sito di Casei. Agricoltori e sindacati sospendono il giudizio: vogliono certezze sui tempi dell'operazione e sul luogo dove verrà realizzato l'impianto, ma parlano di «passo in avanti» in una vicenda che si trascina da un anno.
In Provincia, per la seconda volta in meno di un mese, si sono riuniti Italia Zuccheri, i sindacati, gli agricoltori, gli enti locali. Obiettivo, mettere sul tavolo il progetto per la riconversione dello zuccherificio di Casei, chiuso un anno fa dopo il taglio imposto dall'Europa sulla produzione di zucchero. Va detto subito che, ancora una volta, non si è trattato del vertice decisivo: l'11 dicembre, a ranghi ridotti, i protagonisti dovranno ritrovarsi. Un passo avanti nella vicenda, però, è stato fatto: da un lato c'è la cattiva notizia che l'azienda non è intenzionata a proseguire la produzione nel sito di Casei; dall'altro, la buona notizia è che il presidente e l'amministratore delegato di Italia Zuccheri (per la prima volta a confronto con le altre parti) hanno confermato l'intenzione di realizzare sul territorio un impianto per la produzione di bioetanolo, carburante biologico ricavato dalla distillazione di prodotti agricoli.
Il tramonto di Casei.Un impianto «sul territorio» non significa un impianto a Casei. «Per noi è una beffa - taglia corto il sindaco Giancarlo Foschi -. Per decenni abbiamo sopportato l'impatto ambientale di un sito industriale per garantire il lavoro e l'economia del territorio, e ora ci mollano come se niente fosse. L'azienda parla di bonificare l'area ma non dice come e quando. E non dice cosa intende realizzare: come facciamo ad organizzare l'urbanizzazione? E che risposte diamo ai lavoratori che non sanno nemmeno dove il nuovo, eventuale, sito di produzione sarà realizzato? E cosa arriverà a Casei? Un mosto ecologico? Non abbiamo certezze: dopo essere stati lasciati in salamoia per più di un anno, siamo stati beffati alla fine».
I dubbi sulla nuova area...«L'azienda ha spiegato che il sito di Casei non è adatto ad un impianto per la produzione di biocarburante perchè è troppo lontano dalla ferrovia - spiega il senatore Daniele Bosone, componente della commissione agricoltura -. Se devo giudicare positivamente l'impegno di Italia Zuccheri a convertire l'impianto, mi sarei aspettato più certezze sui tempi, sui modi e soprattutto sul luogo scelto. Abbiamo aspettato fin troppo ed ora è il caso di sapere dove verrà realizzato l'impianto promesso: non è secondario che sorga a 20 chilometri da Casei o a cinquanta. Servono certezze: tanto più che la Finanziaria mette a disposizione delle aziende 73 milioni di euro per la riconversione e una serie di bonus fiscali sull'utilizzo del biocarburante».
...e quelli sul lavoro.Le distanze contano: gli aiuti pubblici all'azienda per la riconversione sono legati anche al riassorbimento dei lavoratori. E se il nuovo impianto sarà molto lontano da Casei, gli ex lavoratori dello zuccherificio non potranno che essere penalizzati. Per questo anche i sindacati restano cauti.
«Abbiamo spinto per capire nei dettagli, ma l'azienda non ha definito il quadro - spiega Mauro Bonora della Cisl -. Per il sindacato la cosa principale, al di là dell'area, sono i tempi: a marzo scade la cassa integrazione e l'azienda deve dire subito quando e quanti lavoratori dell'ex zuccherificio saranno occupati. Il ministero è stato chiaro: senza queste premesse il progetto non parte nemmeno».
«Se la nota positiva è che l'azienda vuole andare avanti - aggiunge Alberto Pozzati della Uil - quella negativa è sul futuro di Casei: chi si accolla, ad esempio, i costi della bonifica dello zuccherificio?».
L'agricoltura al palo.Salvare i posti di lavoro persi con la chiusura dello zuccherificio non è tutto: la scommessa e non far franare l'indotto agricolo. «Abbiamo sentito le stesse cose di nove mesi fa - taglia corto Daniele Fortusini, responsabile del comparto bieticolo per l'Unione agricoltori -. Se il bietanolo arriva in Oltrepo (e ripeto: se arriva) si parla di diversi anni. Quello che chiediamo sono progetti chiari e tempi certi visto che le aziende agricole non possono aspettare all'infinito». «La Finanziaria ha approvato una serie di defiscalizzazione per le bioenergie - aggiunge Angelo Zucchi, capogruppo dell'Ulivo alla commissione agricoltura della Camera -. Cosi si aprono nuovi spazi di mercato per i produttori: ma per accedere ai contributi della finanziaria saranno privilegiati gli accordi di filiera che sapranno organizzarsi e proporre progetti credibili».
L'invito rivolto ad Italia Zuccheri, pare di capire, è a presentarsi al tavolo dell'11 dicembre con un progetto definitivo. L'unico, per inciso, che possa aprire la strada ai fondi pubblici per la riconversione.