Lipari, anziano parroco violentava un bambino col consenso della madre

LIPARI (Messina).Al bar Tano, dove fanno la granita più buona dell'isola, l'hanno visto fino a pochi giorni fa seduto al suo solito tavolo con la sigaretta in bocca, la tazza di caffè fumante e le consuete ciabatte. Da oltre dieci anni infatti don Alessandro Restuccia, condannato a 15 anni per violenza sessuale su un minore dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, conduce una vita riservata, trascorrendo buona parte della giornata in compagnia di qualche compaesano in quel bar che si trova a un tiro di schioppo dalla casa in cui vive da solo, a pochi metri dal mare. Nella frazione di Canneto, chi lo conosce lo descrive come un vecchietto un po' stralunato, che dimostra tutti i suoi 88 anni (vista l'età non andrà in carcere), poco lucido e con problemi alla vista e all'udito. Ha smesso l'abito talare circa dieci anni fa in coincidenza con l'inchiesta da parte della Procura che lo ha indagato per violenza sessuale nei confronti del figlio della donna che per anni lo ha accudito.
La perpetua, anche lei condannata a cinque anni di carcere per concorso nella violenza sessuale, è una bella donna francese, travolta da questa triste e torbida storia di abusi e degrado. Per i giudici ha consentito al parroco di abusare del figlio. La condanna nei confronti del prete, sospeso a divinis dalle autorità ecclesiastiche subito dopo lo scandalo, è giunta dopo otto anni di indagini coordinate dal pm Francesco Massara e un lungo periodo di chiacchiericcio su quel parroco particolare, al di fuori degli schemi tradizionali, che a volte si faceva scappare anche qualche parolaccia.