E ora il sindacato punta al fallimento
SAN MARTINO.«Qui stanno smantellando lo stabilimento, senza che l'azienda abbia ancora comunicato la sua volontà agli operai». Gianluigi Sgorba, segretario della Fillea-Cgil (il sindacato degli edili) punta il dito contro ciò che per gli operai della Prescav rappresenta il vero nodo: la latitanza dell'impresa. Tanto che neanche il sindacato è riuscito, finora, a mettersi in contatto con i vertici dell'azienda. «Questa latitanza è l'aspetto che preoccupa di più - prosegue il sindacalista -. Si sono fatti vedere solo per portare via macchinari e altro materiale, senza che però arrivasse nello stabilimento alcuna comunicazione».
Una comunicazione, a onor del vero, è arrivata. Per telefono. I responsabili dell'azienda hanno comunicato (verbalmente) lo sfratto al custode dello stabilimento, che ha vigilato per anni sulla fabbrica dal suo modesto appartamento. Ora ne chiedono l'allontanamento. I vertici dell'impresa (che ieri abbiamo provato a contattare - senza esito - chiamando presso la sede legale di Pognano, in provincia di Bergamo dove il gruppo Vacis dovrebbe avere ancora qualche attività) hanno pensato di anticipare i tempi rispetto a quelli dell'istanza di fallimento presentata dal sindacato. Se l'istanza verrà accolta, solo il giudice, infatti, potrà disporre dei beni della proprietà. Che però, ieri mattina, stati portati via. Da giorni è stata tolta perfino la corrente elettrica dallo stabilimento. E impedito di fatto agli operai di poter restare in fabbrica.
Con lo smantellamento (parziale) dello stabilimento, viene liquidato anche un pezzo importante della realtà industriale pavese. La chiusura della Prescav cancella di colpo 50 anni di storia di fabbrica. Negli anni sono stati tre i grandi gruppi che hanno investito sui prefabbricati, rilevando l'azienda di San Martino: il gruppo Castelli, Impregilo e infine, dal 2000, il gruppo Vacis. Quest'ultimo, all'atto di acquisire la fabbrica, aveva eseguito una ristrutturazione globale: nuovi impianti, nuovi macchinari, nuovi capannoni. Le travi di cemento armato, che rappresentano il prodotto finito, sono ancora visibili dalla strada. Ma da tempo il gruppo ha smesso di investire. Liquidando prima le aziende esterne (che insieme ai dipendenti interni facevano salire il numero dei lavoratori a 120), per passare ai propri operai e impiegati amministrativi. In pochi mesi su 55 ne sono rimasti poco meno di una trentina. Gli altri hanno abbandonato la fabbrica alla prima offerta di lavoro.
Alternative allo stallo per il momento non ce ne sono. La speranza, ovviamente condivisa dai lavoratori, è che si faccia avanti un'azienda disposta a rischiare in un settore tutto sommato redditizio. La Prescav, vale la pena ribadirlo, chiude con il lavoro. Ieri mattina il sindaco di San Martino, Renato Abbiati, ha commentato: «Ironia della sorte, la stessa autostrada Broni-Mortara passerà proprio di qua. Poteva essere una fortuna per la Prescav, invece..». La lista delle opere realizzate dall'azienda di prefabbricati sul territorio è lunga: dalla piscina di viale Folperti, a Pavia, fino alle mura in cemento armato destinate ad ospitare il 'sincrotrone", la macchina per la cura dei tumori al centro di Adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia. Un passato industriale che potrebbe non bastare a salvare l'azienda. E in quel caso, l'amministrazione comunale, capeggiata da Abbiati, ha già dato la sua disponibilità a trovare nuove imprese con 'fame" di manodopera. Disposte a dare una mano, e un futuro, ai lavoratori.