Suonerie e giochini: baby trappola
VOGHERA. E' il regalo più gettonato già per la prima comunione oltre che per le prossime festività natalizie. Il telefonino è diventato ormai un baby must. Doveva servire solo per telefonare, è ormai un giocattolo ipertecnologico. Il business lo ha, infatti, trasformato in una mini e attrezzatissima consolle tascabile che pesa, eccome se pesa, sulle tasche dei genitori. Non per colpa delle chiamate che il figlio può fare, ma per quello che i mini utenti possono «scaricare» durante la giornata: dalle suonerie ai giochi. Il tutto gestito da società perfettamente legali, ma che pare continuino a cambiare ragione sociale e sigle. Una selva che non facilita la comprensione del «meccanismo». Fioccano intanto le segnalazioni di papà e mamme.
«E' pubblicità ingannevole: ti dicono che avrai la suoneria per un euro, ma invece te ne mandano poi una a settimana. E non si fermano anche quando il tuo credito telefonico è esaurito. E', infatti, un servizio a debito: quando finisce il credito, il debito con la società giochini e affini si accumula. Può arrivare anche a 200 euro ogni due mesi»: Mario Spadini, responsabile provinciale di Ferconsumatori non ha dubbi in proposito. E l'occhio corre sulle pagine dei giornali che più di frequente finiscono nelle mani dei più piccoli. Testate importanti che da sempre si vantano (avendone comunque i requisiti) di avere un rapporto privilegiato, corretto e anche educativo con i loro piccoli lettori. E lettori lo erano stati anche i genitori. La pubblicità però, non va spesso per il sottile. Lo scopo non è quello di educare o divertire, ma guadagnare sfruttando le mode del momento. Ed ecco cosi che con gran sfoggio di colori, caratteri giocosi, slogan accattivanti si propone al bimbo lettore di accendere il proprio telefonino, di digitare un codice e di inviarlo con sms ad un determinato numero. Il premio di questa semplice operazione è la immediata «ricezione» delle suonerie più in voga (dalle sigle dei cartoni tv, alle hit più canticchiate, ai rumori e agli effetti strani) oppure dei giochini (c'è di tutto: dal calcio, alle battaglie navali, al ping pong per arrivare al quiz tv e all'immancabile wrestling...). Il tutto favorito dai nuovi schermi dei cellulari che non hanno più nulla di telegonico, ma molto di televisivo formato playstation o gamecube.
Il gioco è fatto, l'affare pure per chi tira le redini. Ma non certo per i genitori. «E' un meccanismo facilissimo da attivare - osserva Soadini - e molto meno da disdettare. Senza saperlo bene il servizio giochi e musichette costa caro...». In realtà sulle pubblicità c'è scritto che l'operazione ha un prezzo. Ma come per le clausole di contratti onerosi i caratteri sono piccolissimi, serve una lente e tanta pazienza per capire cosa si deve fare per chiudere il circolo vizioso. E, intanto, papà e mamma pagano...