Cinema in lutto, è morto Noiret

PARIGI.L'attore francese Philippe Noiret, 76 anni, è morto ieri dopo una lunga malattia. «Scompare una razza d'attore in via di estinzione in tutto il mondo» gha commentato, addolorato, il regista Mario Monicelli, che fece 'esordire" Noriret in Italia nel 1975 con 'Amici miei". E aggiunge: «E' stato un attore di grande qualità, che veniva dalla vecchia scuola e dal teatro. Ed è stato anche un grande amico dell'Italia. Era anche persona di buona educazione, di cultura medio borghese, che in Francia è cosa più forte che in Italia; era un socialista convinto e un vero signore, sempre generoso. In tanti film italiani interpretò i nostri personaggi con grande disinvoltura e verità».
Circa 130 film in 50 anni: è questa infatti la carriera di Noiret che lo ha fatto definire in Francia «monumento del cinema». Nato a Lille in Francia il 1 Ottobre 1930, Noiret, studia recitazione con Roger Blin, quindi entra al Théatre National Populaire (TNP) di Jean Vilar, dove reciterà per una decina d'anni, coltivando parallelamente il cabaret assieme a Jean-Pierre Darras. Il suo esordio al cinema, nel 1956 in La pointe courte di Agnes Varda, ha un sapore del tutto occasionale; tuttavia, trascorsi cinque anni, la sua figura comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari. Nel 1960 è lo zio di Zazie in 'Zazie nel metrò" di Louis Malle, nel 1961 recita in 'Tutto l'oro del mondo" di René Clair, nel 1965 è in 'Parigi brucia?" di Renè Clément (per citare i nomi più noti).
Nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in 'Topaz" (Alfred Hitchcock), ma la vera popolarità arriva negli anni 1970, quando interpreta uno dei quattro amici che vogliono suicidarsi a furia di cibo e sesso in 'La grande abbuffata" di Marco Ferreri (1973), con il quale gira l'anno seguente 'Non toccare la donna bianca".
Sempre nel 1974, sostiene con successo il ruolo drammatico offertogli da Bernard Tavernier ne 'L'orologiaio di Saint-Paul", riconfermando le sue capacità interpretative l'anno successivo nei film 'Il giudice e l'assassino" e 'Che la festa cominci", ancora di Tavernier.
A partire dal 1975, quando recita in 'Amici miei" di Mario Monicelli, la sua carriera si divide tra la Francia e l'Italia, dove nell'arco di tre lustri interpreterà diversi film d'autore, a partire dal 'Deserto dei tartari" di Valerio Zurlini (1976) per arrivare a 'Dimenticare Palermo" di Franco Rosi (1990), passando per 'I tre fratelli" di Franco Rosi (1981), 'Speriamo che sia femmina" di Mario Monicelli (1986), 'La famiglia" di Ettore Scola (1987) e 'Nuovo cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore (1988). In patria continua la collaborazione con Tavernier in 'Colpo di spugna" (1981) in cui ricopre uno dei suoi ruoli più interessanti ed elaborati ne 'La vita e niente altro" (1989), nonché la partecipazione a numerosi altri film, anche per la televisione.