La tragedia degli armeni: una conferenza giovedi
PAVIA.Nella notte del 24 aprile 1915, circa duecento capi della comunità armena furono arrestati dalle milizie ottomane. Molti di loro furono giustiziati. Iniziava l'incubo: 2 milioni di persone saranno deportate in massa. Il Liceo scientifico Taramelli affronta l'argomento giovedi prossimo, 30 novembre, alle 16.30, nell'aula Magna in via Mascheroni, 53. Alla conferenza, aperta agli studenti e alla cittadinanza, interverrà la professoressa Antonia Arslan, già docente di letteratura Moderna e Contemporanea all'Università di Padova, e autrice del romanzo 'La masseria delle allodole", edito da Rizzoli, nel quale presenta la storia della sua famiglia per raccontare la tragedia del popolo armeno.
Il professor Fernando Rotondo, docente dell'Università degli studi Milano Bicocca, delineerà il contesto storico nel quale si inserisce il racconto della Arslan. Tra il 1915 e il 1917 gran parte dei 2 milioni di armeni che vivevano nell'attuale Turchia fu deportata in massa verso est, in un colossale trasferimento della popolazione, deciso dal movimento dei 'Giovani turchi" allora al potere. L'odiessea fatta di fame, violenze, torture e stupri causò una quantità incalcolabile di vittime: un numero che va da 800mila a un milione e mezzo di morti. Le violenze contro gli armeni continuarono in misura minore dal 1917 al 1923. Ma per gli armeni, e gran parte della comunità intrnazionale, quel massacro fu uno sterminio programmato a tavolino, ovvero un genocidio. Un definizione rifiutata anche oggi dalla Turchia. La questione è diventata anche materia di compromesso per l'entrata della Turchia nell'Unione europea. Il confine tra Turchia e Armenia è ancora chiuso. Una prova di dialogo è stata la creazione della commissione di riconciliazione turco-armena, composta da una ventina di intellettuali di ambo le parti, col compito di elaborare una versione comune degli eventi.