Tre rapine in dieci giorni: una sola firma?
VOGHERA. E tre. Il rapinatore con il passamontagna ha «timbrato» il terzo colpo a Voghera e zone limitrofe in appena dieci giorni. Ha cominciato venerdi 10 novembre, depredando l'incasso a un'edicola-tabaccheria vicina al Ponte Rosso; ha proseguito mercoledi 15, rapinando il titolare dell'Only Pub a Torricella verzate; ha concluso (speriamo, ma è improbabile) svaligiando il centro di analisi Lam di via Garibaldi a Voghera. Sempre colpi da poche centinaia o decine di euro.
Cresce quindi la preoccupazione per colpi «anomali» che possono prendere di mira un po' tutti. Il bandito colpisce luoghi dove sa di trovare incassi minimi, ma anche di non correre rischi. I carabinieri della compagnia di Voghera, che stanno eseguendo le indagini sui tre episodi, hanno raccolto una serie di elementi utili all'inchiesta nei luoghi delle rapine, anche grazie ai racconti delle vittime. Elementi che potrebbero presto portare all'identificazione del bandito solitario. Sono infatti molti i punti di contatto tra le tre rapine, e il primo riguarda proprio l'autore dei colpi. Il malvivente, che ha sempre agito con il volto coperto da un passamontagna, è stato descritto come una persona dall'aspetto e dalla voce abbastanza giovane, di corporatura normale, non troppo alto, vestito in modo casual. Il fatto che agisca a volto coperto, fa pensare che si tratti di un giovane abitante in zona, che teme di essere scoperto. Il bandito ha minacciato le sue vittime con una pistola. Dopo il primo colpo, quello alla nuova tabaccheria del Ponte Rosso, l'arma è stata ritrovata a poche decine di metri di distanza: forse il malvivente l'aveva smarrita durante la fuga, oppure se ne era liberato quando aveva incrociato qualche auto delle forze dell'ordine. I carabinieri avevano quindi appurato che si trattava di un'arma giocattolo, cui era stato tolto il tappo rosso. Quasi certamente il bandito ha usato armi giocattolo (non recuperate) anche negli altri due colpi, quello al pub di Torricella Verzate e quello di lunedi al centro di analisi Lam di Voghera. In comune, fra i tre colpi, anche la fascia oraria: sempre compresa tra le 18 e le 20, quando in giro c'è meno gente e in questa stagione è ormai buio. L'ultimo colpo è stato messo a segno lunedi, poco dopo le 18, ai danni di uno dei principali laboratori di analisi mediche a Voghera, il «Lam» di via Garibaldi, che appartiene a Massimo Maiola, assessore comunale all'urbanistica. Il bandito, armato di pistola e con il volto coperto da un passamontagna, è entrato negli uffici del laboratorio e ha intimato alle impiegate di consegnare tutto l'incasso: visto che a quell'ora il laboratorio era vicino all'orario di chiusura, in cassa c'erano circa mille euro. Il colpo è durato una manciata di secondi. Nelle poche parole che ha detto alle impiegate per spiegare la situazione (peraltro chiarissima), il rapinatore ha parlato in italiano, senza tradire alcuna particolare inflessione dialettale o straniera. Poi ha infilato la porta ed è sparito nel nulla: probabilmente aveva nelle vicinanze un complice con un'automobile, che lo ha aiutato a scappare. Le impiegate sono rimaste comprensibilmente scosse: anche perchè è la prima volta che un laboratorio di analisi viene rapinato a Voghera. La scientifica dei carabinieri ha fatto rilevamenti sui luoghi dei tre colpi, per trovare eventuali impronte digitali. Rilevamenti anche sulla pistola giocattolo recuperata e sull'auto che il bandito ha usato per scappare dopo il colpo di Torricella: un'ora dopo la Ford Ka che apparteneva al titolare era stata trovata poco lontano, a Verzate, parcheggiata in una strada laterale. In quel caso il rapinatore aveva evidentemente agito davvero da solo, raggiungendo con la Ka la sua automobile parcheggiata a Verzate. Nei due colpi di Voghera, invece, il rapinatore ha avuto quasi certamente avuto la complicità di qualcuno che l'ha aiutato a scappare.