Deragliano i conti delle Ferrovie italiane
MILANO. «Le ferrovie sono sull'orlo del fallimento», dice Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs durante un'audizione al Senato. Le parole provocano l'ennesimo terremoto politico e, in serata, risponde Prodi: «Dobbiamo provvedere; è un rischio grosso. Lavoreremo anche in questa direzione. Abbiamo lasciato apposta 6 miliardi per le strutture ferroviarie». Le parole del premier vanno incontro alle richieste dei vertici delle Fs. Poi, sui modi e sui tempi si vedrà. Resta il fatto che la denuncia è pesante.
«Non ci sono più risorse (gli immobili sono stati tutti venduti) e i debiti sono tanti». Che la situazione fosse grave era noto a tutti, ma Moretti che di ferrovie se ne intende, adesso cita addirittura il codice civile, all'articolo 2447: «Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale». Come dire che un'azienda privata avrebbe già portato i libri in tribunale.
La relazione al Parlamento è dettagliata. Moretti parla di «eccedenze di manodopera», di zone di «non lavoro» e di clientelismo. Questo suscita reazioni politiche. La maggioranza punta il dito contro Elio Catania, il manager sostituito nel settembre scorso e che era stato messo alle Fs dal governo Berlusconi.
«Che cosa ci aveva raccontato?», dicono gli esponenti del governo. Moretti snocciola conti. «Per Trenitalia, cioè la società che gestisce il traffico, lo sbilancio 2006 è stimato in 1,707 miliardi di euro. E' necessaria una ricapitalizzazione». Ma quanti soldi servono? La riposta è pronta: «4 miliardi in 4 anni, perchè abbiamo problemi importantissimi come il rinnovo del materiale rotabile per il quale servono risorse cospicue».
«E' il conto della serva - spiega Moretti davanti ai commissari - Ogni carrozza costa più di un milione, ne servono migliaia per il solo trasporto locale. Non c'è nessun allarmismo, è solo la conferma di quanto avevamo già evidenziato».
Insomma, l'amministratore delegato sembra dire che non c'è niente di nuovo, se non che la situazione sta peggiorando (le Fs perdono 6 milioni al giorno, cioè 12 miliardi di lire, ovverso 500 milioni di lire all'ora).
«Se lo Stato decide di tagliare i trasferimenti - spiega Moretti - può farlo, ma deve decidere a quali servizi rinunciare. Noi non possiamo più essere un vaso di coccio e non abbiamo le spalle larghe. Pesano sia le inefficienze della precedente gestione, che il corretto rapporto con lo Stato perchè gli impegni presi devono essere onorati. Ridurre i trasferimenti alle ferrovie è una libera scelta, ma se si vuole cosi, bisogna poi dire che cosa tagliare. Questa situazione non può continuare».
Quindi viene data la parola al presidente delle Fs, Innocenzo Cipolletta: «Le Ferrovie hanno bisogno di 6,1 miliardi di euro per far fronte all'intero sistema».
Per il completamento dell'Alta velocità servono 3,5 miliardi; 1,4 miliardi vanno per gli investimenti e la rete tradizionale; 500 milioni per le convenzioni; altri 600-700 milioni per la ricapitalizzazione di Trenitalia».
«Reti ferroviarie italiane - aggiunge Cipolletta - è al terzo anno consecutivo di minori trasferimenti. Questo è un fatto insostenibile nel rapporto fra Stato e azienda».
Decine le reazioni. Il segretario della Commissione, Paolo Brutti (Ds), dice che serve un piano del governo per far luce sui conti e sulle scelte manageriali. «E' singolare - spiega - che siano diminuite le manutenzioni sulle tratte e sui treni, con casi di notevoli disagi, mentre sono aumentati i costi per la manutenzione. Com'è possibile?».
Ribatte Forza Italia con il senatore Grillo: «I vertici attuali accentuano gli aspetti critici e si costruiscono un alibi per le cose che non saranno in grado di fare».
Se la Cisl non si dice stupita, la Cgil parla ora di sciopero generale nel settore trasporti.