Aquilani e Brocchi, debutto in azzurro

MILANO.A 22 anni o a 30, la soddisfazione è la stessa e per entrambi «è un sogno che si avvera». Cristian Brocchi arriva alla Nazionale dopo anni di oscuro lavoro e tanta panchina, Alberto Aquilani è stato invece semplicemente baciato dal talento e rappresenta il futuro del calcio azzurro. Il primo allenamento agli ordini di Roberto Donadoni al Meazza ha un sapore dolce e quasi rassicurante: Brocchi gioca in casa e cosi la novità della maglia azzurra fa un po' meno effetto, mentre Aquilani gira per il campo e si ricorda le giocate che sabato scorso hanno dato la vittoria alla sua Roma, sfatando un tabù che contro il Milan durava da 20 anni. «Donadoni mi ha chiamato e mi ha fatto complimenti per la partita di sabato - spiega il centrocampista giallorosso - E' il massimo essere qui e il primo impatto è stato molto positivo. Ora spero di rimanerci il più a lungo possibile. La soddisfazione è immensa, è un sogno che si avvera ma prima la devo indossare questa maglia e poi saprò davvero quanto emozione mi darà». Il sogno è ovviamente quello di giocare di fianco a Francesco Totti anche in Nazionale, «ma lui ha fatto una scelta che va rispettata. Certo giocare con lui non sarebbe male, spero di esserci quando tornerà». E non sarebbe male anche rivedere prima o poi una rabona come quella che ha incantato il Meazza, «un gesto spontaneo - spiega Aquilani - anche se inconsueto. Non ho ripensato ai grandi che l'hanno fatta, è venuta cosi istintivamente ed è venuta bene, visto che è servita all'azione del gol decisivo». Difficile che Cristian Brocchi si esibisca in un colpo del genere, più semplice vederlo macinare chilometri sulla fascia o anche in mezzo al campo, dove è stato spesso impiegato da Ancelotti come vice Pirlo. A 30 anni, la sua convocazione segna il momento culminante di una carriera che ha avuto non pochi periodi difficili: «E' un premio a tutti gli sforzi che ho fatto in questi anni - spiega il rossonero - Non ho mai mollato anche quando giocavo poco e qualcuno diceva che ero finito. L'anno scorso non ho avuto questa possibilità, quest'anno si e la cosa mi inorgoglisce ancora di più perchè vuol dire che sto facendo bene anche in un grande club come il Milan». Allenarsi al Meazza gli è servito per controllare un po' l'emozione, ma questa è «una soddisfazione cosi grande che non me rendo neanche conto. E' un sogno che si realizza e a cui tenevo tanto, e non molti credevano che sarei stato in grado di fare una stagione cosi anche al Milan». Invece si è imposto come uno dei centrocampisti più utili e continui del campionato, anche perchè «io gioco dove e quanto decide l'allenatore. Mi metto dove me lo chiede il tecnico».