Furto alla Faema, 3 in manette
BINASCO. Il furto del rame dai magazzini dell'Enel è ormai un «classico» della criminalità extracomunitaria; non mancano, poi, esempi clamorosi di furti di rame dalle linee ferroviarie (il caso dei giorni scorsi sulla Torino-Roma è clamoroso). Ma un furto di rame «selezionato» all'interno di una fabbrica, era una novità. E' accaduto a Binasco, ai danni di una delle imprese più noto, la Faema/Cimbali, il cui stabilimento si può facilmente notare percorrendo l'autostrada Milano-Genova.
Questa volta, però, i ladri non hanno fatto i conti con la benedetta curiosità di una signora e con la prontezza dei carabinieri della stazione di Binasco. Risultato: in cella con l'imputazione di furto aggravato e per aver fornito false generalità. Beh, «aver fornito false generalità» non rende sufficientemente bene l'idea, come vedremo.
Ma torniamo alla vicenda. I tre nomadi, provenienti da campi di Roma e Milano, prendono di mira lo stabilmento della Faema/Cimbali di Binasco dove, nella fabbricazione delle apparecchiature, si utilizza rame di ottima qualità e, quindi, di valore. Ad agire sono i ventenni Denis e Luigi Salkanovic e Zlatko Kincilija, cinquantaduenne. Arrivano allo stabilimento di sera, con un camper, e riescono ad aprire il cancello: mentre armeggiano sui sensori per impedirne la chiusura dopo il loro passaggio, una signora, che è sul balcone di una vicina abitazione a curiosare, nota appunto il terzetto e capisce che c'è qualcosa che non va. E cosi avverte i carabinieri. I quali, ovviamente, non perdono tempo.
Nel frattempo, i tre nomadi si impossessano di parecchio rame, circa 4 quintali, e rame nuovo, non gli scarti della lavorazione. Finito di caricare il camper, escono dallo stabilimento. O meglio, provano a farlo, perché ad attenderli ci sono appunto i carabinieri di Binasco che li arrestano in flagranza di reato. Arresto che sarà poi convalidato dal pm Antonella Santi. Ora si attende il verdetto del processo. Per quello che riguarda il reato di false dichiarazioni sull'identità, va rilevato come i due nomadi ventenni avevano una ventina di alias, ossia pseudonimi, mentre il cinquantenne aveva raggiunto quota quaranta. E con relativa falsa documentazione. Peraltro, Zlatko Kincilija - originario di Zagabria - era appena uscito grazie all'indulto, per chi è stato scarcerato e accompagnato alla frontiera con la Croazia, mentre ai due giovani nomadi - entrambi nati a Torino - sono stati concessi gli arresti domiciliari. (f. ma.)