Cinghiali, paga la Regione
VARZI. Non spettava all'Ambito territoriale varzese di caccia (Atc 5) rimborsare i danni provocati dalle scorrerie dei cinghiali nella piantagione di noci appartenente ad un agricoltore di Zavattarello, ma, semmai, alla Regione Lombardia. Lo ha stabilito la prima sezione civile della Corte d'Appello di Milano, che ha annullato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Voghera.
Per i giudici milanesi, in linea di principio, è la Regione «il soggetto su cui grava l'obbligo di provvedere al risarcimento dei danni qui in esame». Un verdetto che suscita l'ovvia soddisfazione dei responsabili dell'Ambito di caccia varzese, con in prima fila il presidente Domenico Buscone, fresco di conferma, e dell'avvocato avvocato Giorgio Lobianco, che li ha tutelati legalmente. «Siamo di fronte a una sentenza importantissima - sottolinea Lobianco - che di fatto stabilisce la responsabilità della Regione e scagiona gli ambiti territoriali, introducendo un principio fondamentale».
E' l'ultimo colpo di scena di una vicenda che ne ha già riservati parecchi. Il primo quando i beni dell'Atc 5 - fondi depositati in un conto all'ufficio postale di Varzi e che servivano anche per pagare gli stipendi dei dipendenti - erano stati pignorati dopo che il tribunale civile di Voghera aveva dato ragione all'agricoltore di Zavattarello (difeso dall'avvocato Clelia Cazzola), la cui piantagione sperimentale di noci pregiate era stata devastata dalle incursioni dei cinghiali. Il giudice Buttiglione aveva riconosciuto il suo diritto al rimborso dei «danni vivi», cioè per il disboscamento causato dagli ungulati, e per la distruzione delle sementi. Due mesi più tardi, però, la Corte d'Appello di Milano aveva disposto lo scongelamento dei beni dei cacciatori (circa 120mila euro), accogliendo l'istanza dell'avvocato Lobianco. Ora la sentenza della Corte d'Appello di Milano (presidente Giuseppe Patrone, consiglieri Domenico Urbano e Roberto Bichu) ha azzerato la situazione, definendo però un principio favorevole ai cacciatori. Le parti hanno sei mesi di tempo per chiedere che la questione venga riesaminata dai giudici civili vogheresi. Ma è ovvio che almeno da parte di Buscone e soci non ci sarà alcuna mossa in tal senso. (r.lo.)