ANNUNCI E MARCE INDIETRO UN'ALTRA BRUTTA FIGURA


L'eventuale introduzione nella Finanziaria di una tassa di soggiorno, in qualunque forma venga poi delineata e con qualunque modalità venga applicata, costituisce, fino ad ora, l'ultimo episodio delle incertezze del governo. Non è chiaro chi sia il responsabile di queste incertezze. Tecnicamente, il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa, ma, in materia di Finanziaria, la responsabilità deve essere, politicamente, condivisa dal presidente del Consiglio Romano Prodi e dal Consiglio dei Ministri. La tassa di soggiorno ha diviso il fronte dei sindaci in maniera trasversale, con parecchi sindaci di centro-sinistra decisamente contrari.
Nel complesso, il quadro che emerge è piuttosto sconfortante. Persino sorprendente, poiché segnala l'impreparazione del centro-sinistra nonostante che la sua vittoria elettorale fosse già stata data per sicura fin dalle primarie di Prodi, a metà ottobre 2005.
Anche nei confronti della Finanziaria di Prodi e Padoa-Schioppa si sta verificando, con modalità appena diverse rispetto al passato, la fattispecie definita «assalto alla diligenza»: chi è più forte riesce a strappare qualcosa. Magra consolazione è sostenere che due elementi rendono pressoché impossibile una situazione diversa. Il primo elemento è strutturale: una coalizione composta da diverse «sensibilità» incontrerà sempre problemi quando deve procedere alla (re)distribuzione delle risorse e dei sacrifici. Il secondo è congiunturale: questa è la Finanziaria dei sacrifici necessari per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità e Sviluppo. La prossima finanziaria potrà essere la Finanziaria dello Sviluppo.
Il Ministro degli Esteri D'Alema ha fatto proprio il suggerimento, che quando era «comunista» e all'opposizione avrebbe sicuramente avversato con sarcasmo, di una Finanziaria non emendabile. Questa è la situazione inglese con il partito al governo che presenta una Finanziaria snella e ne chiede l'approvazione parlamentare senza variazioni. In realtà, proprio perché davvero forte, il governo inglese può permettersi il lusso di ascoltare l'opposizione e, eventualmente, di accettare alcuni emendamenti. Non arriveremo mai alla situazione inglese, ma tra questa e il caso della Finanziaria italiana del 2007 stanno molti punti intermedi soddisfacenti.
Non resta che sperare che, imparata la lezione, Prodi, Padoa-Schioppa e l'Unione preparino per tempo e meglio la Finanziaria del 2008.

Gianfranco Pasquino