Tassa di soggiorno, la maggioranza ci ripensa
ROMA. Limature in vista per la tassa di soggiorno, ma anche proteste degli albergatori che chiedono a Rutelli di stralciare la norma dalla Finanziaria. Non la pensano cosi i sindaci italiani. Veltroni, sindaco di Roma, lo aveva già detto venerdi: «Si è trovato l'equilibrio positivo fra l'esigenza di reggere la qualità dei servizi e quella di non penalizzare un settore un settore strategico come quello del turismo».
Lo ribadiscono anche Cacciari e Domenici, primi cittadini di Venezia e Firenze.
«Presenterò i miei emendamenti la prossima settimana», annuncia il relatore della Finanziaria, Michele Ventura. Riguarderanno anche la tassa di soggiorno. Potrebbero essere ritoccati l'importo massimo previsto (ora 5 euro per i grandi comuni turistici e 2 per i piccoli), le procedure di applicazione salvaguardando il ruolo delle Regioni.
Altro elemento allo studio è quello sul turismo «mordi e fuggi», su quei turisti, purtroppo sempre di più, che entrano in città il tempo strettamente necessario per una visita veloce e poi non si fermano a dormire.
«E' chiaro che bisognerebbe colpire di più il turista 'mordi e fuggi" piuttosto di quello che bene o male pernotta, ma è difficile», ha detto Cacciari. Una strada potrebbe essere un piccolo sovrapprezzo da applicare ai biglietti di ingresso dei musei maggiori, ma dovrebbero essere prese iniziative per escludere i residenti.
La tassa di soggiorno, presente comunque in moltissimi paesi europei ed extraeuropei, continua a fare discutere. Con alcune prese di posizione significative. Una, a sopresa, viene dal ministro delle Attività produttive del governo Berlusconi, Antonio Marzano, che oggi presiede il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel): «Occorre andarci piano, ma non è un'idea sballata - dice Marzano - penso che queste tasse non siano tali da sconvolgere il turismo individuale. Conservare il patrimonio artistico-monumentale costa. Prevedere una piccola contribuzione non è sbagliato».
«Contributo» è anche il termine che preferisce Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell'Anci. «Preferirei non parlare di tassa, ma di contributo perché il principio ispiratore di questa norma è proprio questo, far contribuire i turisti per i servizi turistici, la manutenzione, la pulizia, la sorveglianza delle città. E' giusto partire dal principio che le risorse necessarie per questi servizi non vengano soltanto dai residenti, dalla fiscalità locale».
Le associazioni di categoria la tassa non hanno intenzione di farla passare. Inviano un appello al ministro dei Beni culturali e del turismo, Francesco Rutelli, in cui pongono una condizione: stralciare la norma dalla Finanziaria (calcellarla insomma) per poter iniziare a discuterne con il governo. «Solo se il goevrno accetterà di ritirare il provvedimento - dice Bernabò Bocca, presidente della Confuturismo - saremo disposti a discutere con l'esecutivo». «Senza l'accordo con le categorie - dice ancora Cacciari - non si fa niente. E' chiaro che a me sfugge che sosa possa cambiare per un albergo a quattro stelle che a Firenze o a Venezia costa 300 euro a notte, se questi 300 diventano 304 o 305».
Senza contare che la norma - spiega ancora Leonardo Domenici - prevede una concertazione territoriale, insomma i Comuni cercheranno un accordo con i propri operatori turistici, anche perché saranno loro a dover incassare materialmente i soldi. «Ciascun Comune - dice il presidente dell'Anci - nella propria autonomia, e sulla base della concertazione, potrà trovare le soluzioni migliori nell'ambito di quella che è la norma generale».