Torna il realismo in politica estera
NEW YORK.Erano tredici anni che Robert Gates non aveva un ruolo ufficiale a Washington, ma dietro le quinte negli ultimi sei mesi ha ripetutamente espresso la sua posizione su quanto sta avvenendo in Iraq. A differenza del suo predecessore il nuovo capo del Pentagono è convinto che non si possa sperare in una soluzione alla crisi irachena se il governo di Washington non aprirà il dialogo con l'Iran. Gates ritiene che sia un grave errore l'atteggiamento di chiusura dell'amministrazione Bush che insiste nel «punire» il regime di Teheran negando qualsiasi tipo di dialogo diplomatico. Questo approccio è tipico dell'influenza neoconservatrice sul governo americano che è convinto che isolare i regimi «cattivi» - anche attraverso sanzioni economiche dell'Onu - sia il modo migliore per indebolirli.
Gates, che non è legato ai neoconservatori, porta all'interno dell'amministrazione Bush un approccio più pragmatico. Benchè il suo ruolo sia quello di tenere le redini del Pentagono avrà anche una forte influenza sulla diplomazia americana. Non è un caso che il nuovo segretario della difesa abbia già lavorato in passato con Condoleezza Rice, l'attuale segretario di stato, e condivida con lei una grande esperienza in questioni legati all'ex Unione Sovietica. Gli osservatori politici di Washington prevedono dunque che Gates influenzerà le scelte della Rice che a sua volta è una delle consigliere più fidate di Bush.
L'entrata in scena di Robert Gates rappresenta una svolta riconducibile a Bush padre. In quegli anni era parte del governo in veste di vice di Brent Scowcroft, l'uomo che papà Bush aveva scelto come suo consigliere per la sicurezza nazionale. Lasciato il governo di Bush senior Gates era diventato direttore della Cia, un ruolo che aveva ricoperto per due anni prima di lasciare il mondo della politica e avvicinarsi a quello accademico. Ma nonostante l'assenza dai corridoi di Washington Gates è sempre rimasto in contatto con la vecchia guardia del primo governo Bush e intorno a febbraio gli era stato chiesto di entrare a far parte di un gruppo di studio che aveva il compito di esaminare la situazione in Iraq e trovare nuove idee e nuove soluzioni. A coinvolgere Gates in questo progetto era stato James Baker, che sotto Bush padre era stato segretario di stato. A mano a mano che l'Iraq sprofondava nella crisi dietro le quinte incominciava a ricompattarsi il gruppo di consiglieri che aveva assemblato il padre dell'attuale presidente, un gruppo di «vecchie volpi» della politica che negli ultimi sei anni non erano mai state prese in considerazione.(a.v.)