Villaggio, le confessioni di un istrione
VOGHERA.Va subito chiarito che chi si aspetta di riscoprire in scena il Paolo Villaggio dichiaratamente comico - alla Fracchia o Fantozzi - - rimarrà deluso. Ma anche chi spera in un incontro con Cechov e Pirandello, che ne costituiscono la base, non troverà soddisfazione nel suo nuovo spettacolo, 'Serata d'addio": un lavoro costruito su tre pezzi sottili e curiosi, tragici sotto certi aspetti, che poco o nulla concedono alla risata e che accompagnano il pubblico fino ad un sorriso amaro, a denti stretti. In questa occasione, infatti, Villaggio rilegge tre piccoli celebri classici, o meglio li riscrive di suo pugno, li manipola inserendo parti autobiografiche e li trasforma, in parte, in una confessione che rivela particolari del suo carattere, debolezze e difetti. Si tratta di brevi testi intitolati 'Il fumo uccide" e 'Una vita all'asta", ispirati rispettivamente a 'Il tabacco fa male" ed a 'Il canto del cigno", con corredo de 'L'ultima fidanzata", preso da 'L'uomo dal fiore in bocca", che mostrano un volto crudo della solitudine umana. A cominciare da quella del goffo conferenziere improvvisato, incaricato di denunciare dal podio i pericoli del tabacco. Andatura coatta, scatti incontrollabili, eloquio inceppato, tic veri o presunti ad affliggerlo, egli divaga fino a trasformare la sua chiacchierata in una confessione delle proprie tribolazioni di marito sfruttato e vilipeso dalla moglie, una virago proprietaria e direttrice di una scuola femminile. E mette a nudo la disperazione di chi ha rinunciato a quasi tutto, facendo emergere il naufragio di tutte le illusioni, di tutte le speranze, di tutti i sogni. Il monologo ha coerenza e continuità con quello che ha come protagonista un attore ormai sul viale del tramonto, sempre più disincantato, ma sempre bizzosamente candido, sempre pronto ad aggrapparsi a un'illusione, a una speranza, a un sogno. Al teatro, insomma. Svietlovidov, vecchio trombone con quarantacinque anni di carriera e trascorsi da mattatore, si addormenta in camerino, dopo l'effimero revival di una serata d'onore conclusa a vino e a birra. I brani del 'Boris Godunov", di 'Re Lear", di 'Amleto", di 'Otello" e infine di 'Che disgrazia l'ingegno!", che Cechov gli fa recitare, consentono all'interprete di restituire qualcosa della stupenda follia di un geniale e disordinato, immenso e diseguale, 'mostro sacro", epigono di un teatro di ventura grandioso e sacrificale. Per lui è la fine, ma sa che, nell'eternità della scena, il suo testimone passerà ad altre nuove speranze. E cosi via, finché esisterà il mondo, finché esisterà l'uomo, finché esisterà il teatro. Infine, ecco la 'revisione" de 'L'uomo dal fiore in bocca" di Pirandello che potrebbe essere inteso come un 'bozzetto di costume" sull'incontro casuale tra due personaggi nel caffè di una stazione, la cui conversazione banale piano piano si altera fino alla confessione del protagonista della sua stravagante ma mortale malattia, l'epitelioma che si porta in bocca, appunto, come un fiore. O, simbolisticamente, come una possibilità di fuga all'indietro, verso quel teatro dell'ultimo Ottocento, o all'avanti, verso una sorta di astratto e stravolto beckettismo, come se si fosse alla fine della partita e si srotolasse l'ultimo nastro di Krapp. (f. cor.)
SERATA D'ADDIO di e con Paolo Villaggio; regia di Andrea Buscemi. Domani (ore 21.15) al Teatro San Rocco di Voghera. Biglietti in vendita a 20 euro presso FantaFantasma via Emilia 166, telefono 0383.332323.