Viazzoli: «Su alcune coop va fatta chiarezza»

PAVIA. Giampiero Viazzoli non ama rinfocolare le polemiche, quando gli riesce cerca di appianare i contrasti. Ma questa volta il presidente del Centro Servizi Volontariato - incubatore del terzo settore sul territorio pavese - ha deciso di intervenire. A spingerlo a parlare sono stati malumori e dissensi, raccolti nell'ambiente del settore sociale, sull'intervento, a gamba tesa, di Pasquale Di Tomaso che non più di tre giorni aveva ha criticato il Comune per la decisione di rescindere il contratto con la cooperativa 'Unione per il lavoro" dopo che un suo lavoratore aveva investito due pensionati sull'allea di viale Matteotti ed era poi fuggito. «Ciò che voglio esprimere è indignazione - dice - e su due fronti distinti».
Cominciamo dal primo.
«Di Tomaso dice che togliendo quel lavoratore disabile si mette in discussione la cooperativa stessa. Ma Di Tomaso affronta la questione dall'angolazione sbagliata. Le cooperative di tipo B, come quella in questione, non nascono per realizzare reddito. Nessuna di quelle esistenti ha la garanzia della retribuzione. Altrimenti si sarebbe dovuto costituire una cooperativa di tipo A, che prevede però minori sgravi e agevolazioni. Le B nascono invece per consentire a persone svantaggiate di essere inserite nella società, accompagnate, tutelate».
Il lavoratore allontanato è svantaggiato...
«Certo, ma il punto di partenza avrebbe proprio dovuto essere quello. Favorire il recupero di disabili e persone svantaggiate. Il resto, i lavoratori della Necchi per intenderci, si aggrega dopo. Invece qui è accaduto il contrario: la quota dei disabili, che per legge deve corrispondere al 30%, è stata inserita ad hoc in seguito per costituire e reggere la cooperativa B. Questo senza nulla togliere alla necessità di venire incontro agli ex Necchi, ma le cose da fare sono altre. Intanto quello che è accaduto apre una strada pericolosa.
Quale?
«L'opinione pubblica rischia di fraintedere finalità e obiettivi delle cooperative di tipo B. Non sono uno strumento per creare occupazione, hanno una filosofia di base diversa».
Il Comune intanto ha revocato l'incarico.
«Senza entrare nel merito della decisione, non mi sento comunque di biasimare un assessore che ritiene di non potervi più riporre la propria fiducia e quella dell'ente che rappresenta. L'incidente accaduto è un fatto grave. Ma la responsabilità non è solo del lavoratore».
E di chi è?
«Anche di chi organizza il lavoro. In realtà come queste vanno assegnati compiti compatibili con le capacità e i limiti personali di ciascuno. E quanto è accaduto dimostra che non è stato fatto».
Di Tomaso lascia intendere che sia una mossa per estromettere la cooperativa e dare l'incarico alla Casa del Giovane.
«Questo è il secondo motivo dell'indignazione». E mette sul tavolo un pacchetto di fogli. «Sono i numeri della Casa del Giovane, in sintesi. Qualcuno si dimentica che la cooperativa è nata da uno scantinato in viale Libertà, per opera di don Enzo Boschetti. In 14 anni è cresciuta molto e questo ha forse creato molta invidia. Ma la sua crescita impetuosa è legata alla crescita enorme dei bisogni e della povertà in città. E se non ci fosse sarebbe un problema. Un buco nell'assistenza. Bisognerebbe inventarla. Cosi come un'altra cooperativa, che opera in modo diverso, ma altrettanto indispensabile: Arti e Mestieri di Costantino. E poi sia chiaro: come tutto il no-profit lavora per progetti, che devono avere dei requisiti. Regione e Fondazioni non distribuiscono più i soldi a pioggia».
I detrattori contestano a don Franco Tassone l'essersi esposto a favore di Abelli alle ultime elezioni.
«Che sia anche una questione politica non c'è dubbio. Io non ho votato Abelli, sia chiaro. Ma gli riconosco, come ha fatto don Franco, il merito di aver portato l'attenzione della Regione su Pavia come in precedenza non è mai stato fatto».