Torsello: chi sono i miei carcerieri?


GABRIELE Torsello è vivo, sta bene e ieri pomeriggio ha ricontattato gli amici Emergency a Lashkargah. Una telefonata di pochi secondi ma che ha spazzato via l'angoscia delle ultime 48 ore.
Dopo dieci giorni di silenzio e dopo la ridda di drammatiche voci rimbalzate dall'Afghanistan, il giornalista sequestrato il 12 ottobre scorso lungo la strada per Kandahar ha dunque potuto dare sue notizie. L'attesa chiamata è avvenuta proprio nel giorno in cui il «Corriere della sera», citando fonti dei servizi, parlava di trattative interrotte e di una possibile sparatoria fra le forze di sicurezza afghane e il gruppo che deteneva l'ostaggio. Uno scontro a fuoco, lungo la strada che porta al confine pakistano, dal possibile esito mortale. Una circostanza senza conferme ufficiali e comunque tragica per i familiari di Torsello che già da due giorni erano stati avvisati dalla Farnesina delle notizie che circolavano a Kabul. I genitori e le sorelle di Gabriele, ieri mattina si erano mostrati ai giornalisti soltanto per qualche istante: poche parole per ribadire la propria fiducia nelle istituzioni e confermare i contatti quotidiani con il Ministero degli esteri. Poi, la porta di casa Torsello, nel paese salentino di Alessano, era tornata a chiudersi. Ma alle cinque del pomeriggio la speranza si è riaccesa improvvisa. Gabriele ha chiamato il centro di Emergency a Lashkargah. Ha chiesto di suo figlio, il piccolo Gabriele junior. «Dov'è il mio bambino? Portatelo dalla nonna», ha detto. Con voce stanca Torsello ha confermato di star bene. «Ma quanto durerà ancora? Chi sono questi che mi tengono», ha poi chiesto al suo interlocutore.
La notizia rilanciata a tempo di record dal sito di Peace reporter ci ha messo una manciata di secondi ad essere ripresa dalle agenzie e a piombare nel salotto di casa Torsello con la forza di un ciclone. La prima a gridare la propria gioia è stata la signora Vittoria, la madre di Gabriele. «Tuo figlio sta bene ed è già qui da noi con la sua mamma», ha detto la donna senza nascondere la propria felicità. Felicità e soprattutto sollievo dopo le ultime ore di angoscia. «Sono felicissima, è un fatto bello e positivo», ha detto ancora la signora Vittoria ripetendo di avere sempre confidato moltissimo sulle capacità del figlio e sulla sua conoscenza della gente afgana. «Ma ora aspettiamo la notizia del suo rilascio. Si, aspettiamo la sua liberazione», ha continuato fiduciosa la madre di Gabriele.
Poche ore prima della chiamata di Torsello era stato il direttore di PeaceReporter, Maso Notarianni, ad invitare a dubitare delle voci che circolavano a Kabul sull'esito del sequestro. «Sono voci, solo voci che si rincorrono nel deserto», si leggeva sul sito che dal 12 ottobre ospita una sezione speciale dedicata al rapimento di Gabriele. Voci come quelle che riguardavano il ritrovamento di un cadavere decapitato nell'area del sequestro e che secondo alcuni fonti poteva essere quello del free lance italiano. Quel corpo, ha scritto ieri Peacereporter, è invece risultato appartenere ad un traduttore afgano che aveva lavorato per la forze della coalizione ed era scomparso lo stesso giorno di Gabriele nella medesima zona.

Natalia Andreani