The departed, epopea di sangue di Scorsese

PAVIA. Come insegna Orson Welles, il cinema è per definizione il luogo della menzogna, del 'falso", della manipolazione della realtà. In questo senso, è molto 'wellesiano" il liberissimo remake della saga hongkonghese 'Infernal affairs" di Andrew Lau e Alan Mak 'The Departed" del regista Martin Scorsese, che torna ai suoi temi prediletti -la violenza, i 'bravi ragazzi", l'anarchia sociale, l'impossibilità di sfuggire al proprio destino- architettando un gangster-movie efferato, curiosamente postmoderno, ma anche un puzzle impeccabile sul doppiogioco e il tradimento, sull'assoluta mancanza e/o inutilità di qualunque 'legge" in una società dominata solo dalla sopraffazione e dalla ferocia. Si tratta di un noir in cui si fronteggiano i destini di due infiltrati.
Uno, fredda pedina al soldo della mafia irlandese, entra nella polizia per proteggere il 'padrino" Frank Costello, che per lui è più di un mentore, quasi un dio. L'altro, ex ragazzo di strada dei sobborghi gaelici, vorrebbe essere un buon poliziotto, ma viene mandato ad infiltrarsi nel clan Costello, dove gli incubi del passato che ha fuggito tornano ben presto ad essere realtà. Al centro di tutto, il diabolico boss, che gestisce il suo impero ed i suoi figliocci attraverso la spietatezza.
Due percorsi, quelli dei giovani protagonisti, speculari e paralleli, costretti a sopravvivere tra menzogne e delazioni continue in uno svolgimento che procede secondo una progressione concentrica e soffocante di svelamenti e rovesciamenti di campo, squarciata da sparatorie infernali ed esplosioni di violenza volutamente, sontuosamente 'eccessiva", alla fine della quale nulla è più come appare, nessuna regola rimane in vigore, nessun codice è applicabile, e resta solo da mettere in fila il numero dei morti. Un'epopea di sangue e disillusioni, non disgiunta dal proverbiale ed ironico cinismo scorsesiano, raccontata con uno stile 'classico", lineare, di secca, brutale essenzialità, un montaggio sincopato, una colonna sonora martellante, immagini durissime, protagonisti incisivi. Billy, l'infiltrato tra i gangster, è un Leonardo DiCaprio aggressivo, esasperato, furioso, come ancora non lo si era visto. Di fronte a lui, e contro di lui, Matt Damon, l'infiltrato tra i poliziotti, si impone con una costante, perversa ambiguità carica di ombre. Il boss è Jack Nicholson, sublime, volgare e ringhiante maschera del Male. (f. cor.)