L'indulto sotto accusa


NAPOLI.Indulto. In tanti lo hanno firmato ora in pochi lo difendono. Contro quel provvedimento fortemente caldeggiato dal ministro della Giustizia Mastella mugugnano i magistrati anticamorra della procura di Napoli. Il provvedimento ha provocato la scarcerazione di migliaia di persone di Napoli e della provincia casertana e da allora, fanno notare i pm, non c'è quasi reato che non abbia visto coinvolto a vario titolo i beneficiari dell'indulto. Secondo i dati investigativi e gli arresti effettuati dalle forze dell'ordine un dato è inquietante: in quasi tutti gli omicidi di camorra dei giorni scorsi gli ex detenuti usciti dal carcere hanno avuto parte o come killer o come vittime degli agguati. E le dichiarazioni del deputato di An Filippo Ascierto, che aveva parlato di ottomila detenuti messi in libertà in Campania, ha contribuito ad alimentare la polemica. Secondo i dati del ministero i detenuti scarcerati a seguito dell'indulto dagli istituti di pena napoletani sono invece 1321, cifra che si riferisce ai detenuti di tutti i penitenziari napoletani: Poggioreale, Secondigliano, Pozzuoli e Sant'Eframo. In tutta la Campania, invece, hanno lasciato il carcere in 2713. E ancora, secondo il ministero, il numero complessivo di italiani residenti a Napoli scarcerati in tutta la penisola è pari a 2768 a cui vanno aggiunti 243 stranieri che hanno acquisito la residenza nella città partenopea. Cifre che non stemperano comunque il clima tra i magistrati impegnati in prima linea contro la malavita di Napoli. E che per altro, come sottolineato dal capo procuratore Lepore e dal procuratore aggiunto Roberti, rifiutano la soluzione dell'esercito. Dall'ultima polemica si tiene fuori il sindaco di Napoli Iervolino che pure, sull'indulto, al ministro Mastella non le aveva certo mandate a dire. Ieri nella sua visita alla tomba di Annalisa Durante, la 14 enne uccisa per sbaglio a Forcella dalla camorra, il primo cittadino ha affermato che nel contrasto alla criminalità il «Comune e gli altri enti locali fanno quello che la legge assegna di fare ma con un limite ben preciso, che è quello dei mezzi che hanno a disposizione». Nelle settimane scorse aveva a più riprese messo sotto accusa il provvedimento firmato da Mastella, causa della recrudescenza criminale in città. Una polemica a distanza con il ministro della Giustizia che ha risposto seccato: «Dare la colpa all'indulto è una cosa francamente ipocrita, lo scorso anno ci sono stati più morti e l'indulto non c'era». Ma questa era la sua prima versione. Quella aggiornata a ieri riferisce di un ministro della Giustizia quasi disposto ad immolarsi: «Se tutto questo che accade a Napoli avesse una causa nell'indulto, avremmo trovato la soluzione» è stato il suo ultimo pensiero. «Cosi sarei almeno più sereno».

Ferruccio Fabrizio