A processo per un cane «maltrattato»

PIEVE P. MORONE.Il sistema è sbrigativo: decreto penale di condanna e via. Uno si ritrova a processo senza neppure saperlo. Senza essersi potuto difendere prima. Una scelta delle Procure di tutta Italia per smaltire l'arretrato e un codice penale che porta la gente davanti al giudice per piccole cose. Che poi siano davvero piccole, si può discutere. In ogni caso, per il vigile del fuoco (in servizio a Milano) Claudio Carini, trentenne di Pieve Porto Morone difeso dall'avvocato Gerolamo De Rada, l'accusa è particolarmente infamante: lui, che dice di amare gli animali, è accusato di aver maltrattato il suo cane di razza husky, nello specifico per averlo lasciato senza sufficiente acqua e cibo in un cortile in pessime condizioni. Il fatto sarebbe avvenuto esattamente il 15 agosto del 2004, perché in quella data era arrivata ai carabinieri, e poi all'Asl, la segnalazione di un vicino di casa. Ma il responsabile dell'Asl, arrivato a verificare la situazione, aveva accertato che l'acqua c'era, il cibo pure e che, si, magari se Carini avesse tagliato l'erba in cortile sarebbe stato meglio. Da andare a processo? Pare di si. Anche perché soli quindici giorni era entrata in vigore la legge n. 20/7/2004 che aveva modifica il codice penale e in particolare l'articolo 727 che riguarda «l'abbandono di animali domestici o che abbiano acquisito abitudini alla cattività, nonché la loro detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura». Ebbene, il cane di Carini, secondo le accuse, sarebbe stato appunto «detenuto in condizioni incompatibili con la sua natura». Ossia, senza acqua e cibo. Beh, davanti al giudice testimonieranno ora sei conoscenti e amici del vigile del fuoco pavese che dovrebbero raccontare quant'egli amici i cani e in particolare il suo. Sarà poi sentito il tecnico Asl che spiegherà in quali condizioni era quel cane. (f. ma.)